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“Non ci possiamo scusare per aver fatto il nostro dovere”. Il premier turco, Ahmet Davutoglu, oggi a Bruxelles dove ha incontrato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, al quartier generale dell’Alleanza atlantica, ribadisce che la Turchia non ha alcuna intenzione di chiedere scusa a Mosca per il jet russo abbattuto, dopo aver sconfinato nel territorio di Ankara, ma chiede al Cremlino di rivedere la decisione di imporre sanzioni economiche alla Turchia.

Davutoglu ha aggiunto che la difesa dello spazio aereo nazionale “è anche una questione di dignità”, ma si è detto pronto “a discutere con la Russia come evitare” nuovi incidenti. Secondo il premier turco “se non ci fosse stata questa violazione, non ci sarebbe stata nessuna reazione. Ma le Forze armate hanno fatto il loro dovere, non si può biasimare la Turchia per avere difeso i propri confini”.

Per Davutoglu, incidenti come quello dell’abbattimento del jet russo al confine sono “difficili da prevenire se in Siria continueranno ad operare due coalizioni”. Intanto i resti del pilota russo ucciso la settimana scorsa hanno lasciato questa mattina Ankara diretti a Mosca. Lo ha riferito l’esercito turco in una nota. Il rimpatrio ha seguito la cerimonia funebre militare a cui hanno partecipato l’ambasciatore russo e altri funzionari dell’esercito.

Niente incontro Putin-Erdogan a Parigi. La tensione tra i due Paesi resta alta. Il presidente russo Vladimir Putin, non incontrerà il collega turco, Recep Tayyip Erdogan, a Parigi. Lo ha comunicato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, spiegando che “non ci sono stati contatti con la parte turca per gli incontri a margine del summit”.

Le sanzioni contro Ankara. Per quanto riguarda le sanzioni contro la Turchia, oggi il primo vicepremier russo Igor Shuvalov riferirà al primo ministro Dmitri Medvedev sull’attuazione da parte del governo del decreto firmato da Vladimir Putin. Secondo fonti all’interno del governo, citate oggi dal quotidiano finanziario Vedomosti, non è ancora stata approvata la lista di prodotti, aziende e settori che saranno colpiti dalle misure restrittive volute dal Cremlino. Il governo, scrive il quotidiano, sta lavorando ancora sulle proposte avanzate dai singoli ministeri. “Le restrizioni sui prodotti alimentari ci saranno, ma si applicheranno solo a determinati prodotti, un elenco verrà pubblicato a giorni”, ha spiegato “un alto funzionario”. A suo dire, “il governo ha intenzione di agire in modo molto attento, tenendo conto che si avvicinano le vacanze” del Nuovo Anno. Molto, secondo la fonte, dipenderà anche dalla retorica di Ankara, che negli ultimi tempi è cambiata. La fonte ha comunque tenuto a sottolineare che l’idea prevalente è quella di procedere con cautela e si è detta convinta che Shuvalov agirà in modo pragmatico “per assicurare che le proposte di sanzioni non abbiamo conseguenze dannose sull’economia russa”. Esperti intervistati da Vedomosti hanno avvertito però che la guerra commerciale della Russia alla Turchia rischia di danneggiare entrambi i paesi.

Secondo quanto reso noto dal Cremlino, sabato, il decreto firmato da Putin prevede restrizioni sull’importazione di determinate tipologie di merci, se originarie della Turchia e purché inserite in un’apposita lista predisposta dal governo centrale, con l’eccezione dei beni per uso strettamente personale che non eccedano l’ammontare previsto dalle norme dell’Unione Economica Eurasiatica della quale, oltre a Mosca, fanno parte Kazakhstan, Bielorussia, Armenia a Kirghizistan.

Dal 1 gennaio prossimo agli imprenditori russi sarà proibito assumere lavoratori turchi che non fossero già sotto contratto alla data del 31 dicembre. A operatori e agenti turistici è vietato vendere viaggi concernenti la Turchia. Si dà mandato all’esecutivo di adottare misure che blocchino i collegamenti aerei charter tra i due Paesi, e che varino una vigilanza rafforzata nei porti marittimi russi. Infine, sempre dall’inizio del 2016, si sospendono gli affetti del trattato bilaterale

che aboliva il regime dei visti perchè i cittadini di Ankara potessero entrare in Russia, fatti salvi il personale diplomatico e consolare, i rispettivi familiari e, più in generale, chi sia preventivamente provvisto di permessi permanenti o temporanei di residenza

Fonte: Repubblica

30/11/2015

RG

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