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Carola Rackete è la capitana coraggiosa e disobbediente che ha violato i divieti del Viminale, quelli della Corte europea e ha speronato una nave della Guardia di Finanza. Nelle sue intenzioni, però, era spinta al salvataggio di una quarantina di migranti a bordo della Sea Watch 3. A La Repubblica, Carola Rackete inoltre ha rilasciato una confessione, che secondo alcuni dovrebbe essere letta da qualche magistrato italiano. “Abbiamo abbattuto un muro: quello innalzato in mare dal decreto sicurezza bis. Siamo stati costretti a farlo. Talvolta servono azioni di disobbedienza civile per affermare diritti umani e portare leggi sbagliate di fronte a un giudice”.

“DISUBBIDIRE A LEGGI INGIUSTE”

In un’intervista per la Repubblica, anche il capitano tedesco Carola Rackete non ha potuto nascondere la verità. La sua azione, infatti, voleva mettere in luce i punti deboli del decreto sicurezza bis e il bisogno di disobbedire a leggi ritenute ingiuste. Ma l’ingiustizia da chi è dettata in questo caso? Si tratta di un giudizio soggettivo? Molti pensano di sì, visto che il regolamento (decreto sicurezza) è stato votato dalla maggioranza in entrambi i rami del Parlamento italiano.

In seguito la legge è stata promulgata dal Presidente della Repubblica ed è diventata legittima e valida a tutti gli effetti. Infine, anche la Corte Costituzionale si è espressa sulla conformità con la Carta Costituzionale, senza riscontrare intoppi con i principi universali dettati dalla legge suprema dello Stato.

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