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Il Centro operativo Dia di Palermo ha dato esecuzione al decreto di confisca emesso dal tribunale di Palermo nei confronti degli eredi dell’imprenditore Vincenzo Rappa, deceduto il 28 marzo 2009 all’età di 87 anni. Nei giorni scorsi, il collegio presieduto da Raffaele Malizia ha deciso il blocco di un patrimonio che vale 200 milioni di euro, dissequestrate invece le società gestite dagli eredi (il figlio Filippo e i nipoti Vincenzo Corrado e Gabriele).

La confisca riguarda quattro società in liquidazione, che operavano nel settore edile, e 183 immobili. In particolare due edifici storici: Palazzo Benso, sede del Tribunale amministrativo regionale, in via Butera e Villa Tagliavia, in via Libertà 123. Confiscato anche il palazzo che ospita il Consiglio nazionale delle ricerche, in via Ugo La Malfa 153.

LA PROPOSTA DI SEQUESTRO

La proposta di sequestro era stata avanzata dal direttore della Dia, a rappresentare l’accusa nel procedimento per le misure di prevenzione è stata la sostituta procuratrice Claudia Ferrari. Il tribunale ha ritenuto Rappa senior socialmente pericoloso: “Ha intrattenuto – è scritto nel provvedimento – un rapporto di stretta fiducia con membri di spicco di più articolazioni mafiose, in particolare Raffaele Ganci della Noce, i Madonia, i Galatolo del mandamento di Resuttana, senza contare le relazioni con Sbeglia Salvatore”.

Il tribunale ha invece rigettato la misura di prevenzione personale e patrimoniale nei confronti dei fratelli Rappa. Sono state restituite le seguenti società: “Rappa Vincenzo Corrado”, Elcan, Telemed, Pubblimed, Kalesa Vega, Museum, Simsider, Sicilia7, Fin Med, Med Group (che gestisce la Nuova sport car), Rafil, Crc e Val di Suro. I giudici precisano che già il nonno Rappa aveva fatto investimenti nel settore televisivo, “ma non può assumersi la sproporzione tra entrate e impieghi, né consta che operando nel settore televisivo Rappa classe 1922 abbia tratto vantaggi dalle proprie relazioni con Cosa nostra”.

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