La Grecia si salverà ma giovani e pensionati ne pagheranno il prezzo

L’intesa dovrebbe essere ratificata Il 25 giugno. L’accordo prevede lo sblocco di fondi agli ellenici in cambio di tagli alle pensioni e all’aumento dell’imposizione fiscale

In Grecia il governo fascio-comunista

La Grecia verrà salvata e rimarrà nell’Unione Europea. Almeno per un altro po’. In sintesi questo è quanto emerge dalle ultime 36 ore di incontri, meeting ufficiali e tavole rotonde a porte chiuse finalizzate a trovare la quadra per bloccare le spinte centripete elleniche e, al contempo, mantenere buoni i mercati e il comparto finanziario europeo.

Il vertice, fissato per ieri lunedì 22 giugno, avrebbe dovuto decidere il destino di Atene in una sorta di dentro o fuori da finale sportiva, non è approdato a nulla di concreto. O meglio è approdato ad un primo semplice successo: il non fallimento del tavolo negoziale. Questo passo, che ai più potrebbe sembrare banale, rappresenta in realtà un primo passo in avanti verso la risoluzione, almeno temporanea, della crisi dopo mesi di schermaglie diplomatiche, accuse e muro contro muro tra i rappresentanti del governo di Alexis Tsipras e la controparte guidata da Jean Claude Junker.

Al momento il paese ellenico ha un debito complessivo di circa 316 miliardi di euro, somma che risulta essere la cifra dei fondi prestati in primis dall’Unione Europea che ha messo sul piatto 240 miliardi di euro (pari al 63 per cento), più il restante nelle mani della Bce (7 per cento), Fondo monetario internazionale (9.5 per cento), titoli bond (15.5 per cento) e fatture (5 per cento). E uno dei grandi problemi del governo di Tsipras, almeno dal punto di vista finanziario, è che parte di questo debito deve essere restituito a breve al fine di non incorrere in altre difficoltà e bloccare l’intero piano di salvataggio sottoscritto nel recente passato dall’ex premier Antonis Samaras.

Uno dei problemi più pressanti per Tsipras riguarda le scadenze col Fondo monetario internazionale che, entro il 30 giungo, dovrà incassare 1.6 miliardi di euro. E sul tavolo negoziale in corso in queste ore il punto attorno cui ruotano le discussioni riguarda proprio l’erogazione dei 7.2 miliardi di euro da parte dell’Ue (secondo quanto previsto dal piano di aiuti del 2012 della Commissione europea), che andrebbero a tamponare la crisi di liquidità del paese e bloccare la deriva verso la bancarotta nazionale. Per far ciò il premier di Syriza dovrà portare “in dote” un piano credibile di ristrutturazione economica. E la strada obbligata, secondo anche quanto trapelato nelle scorse ore, riguarderebbe nuovamente misure di austerity per pensioni e Iva.

Nello specifico, secondo le indiscrezioni più accreditate, Atene vorrebbe proporre di alzare gradualmente a 67 anni l’età in cui i greci vanno in pensione e a ridurre, dall’anno prossimo, le possibilità di pensionamento anticipato. Per quanto riguarda l’iva, invece, questa verrebbe fissata in generale al 23 per cento, passando al 13 per cento su energia e alimenti di base e al 6 per cento soltanto su medicinali e libri. Ad oggi, infatti, i creditori hanno rifiutato la concessione di altri prestiti perché la Grecia non ha messo sul tavolo riforme strutturali facendo venir meno la “credibilità finanziaria” del paese. Con le possibili mosse relative a pensioni e aliquota iva, invece, i creditori internazionali potrebbero invece convincersi del contrario riaprendo i rubinetti e dando un po’ di ossigeno alle casse elleniche.

Sebbene il vertice delle scorse ore si sia concluso in un rimando, il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, ha salutato positivamente il piano portato a Bruxelles da Tsipras definendolo come “chiaro segnale di serietà da parte del governo greco”. Dello stesso tenore le affermazioni di Junker che ha mostrato un modesto ottimismo per la conclusione positiva dei negoziati sottolineando più volte che la finalità prima del negoziato è quella di stabilire un piano a tappe per ristrutturare la Grecia andando ad incidere, con l’erogazione di nuovi fondi, soprattutto nel moribondo mercato del lavoro locale, segmento che registra ancora percentuali di disoccupazione elevatissime.

A dare conferma indiretta del buon umore dei mercati pochi minuti fa è stata diffusa la notizia, non confermata ufficialmente ma circolata con insistenza negli ambienti bancari europei, che la Bce (ovvero la Banca centrale europea) avrebbe deciso di aumentare, ulteriormente, il limite massimo della liquidità di emergenza per gli istituti di credito greci. Una mossa che, se confermata, potrebbe voler significare proprio l’accresciuta disponibilità dei banchieri comunitari di tenere a galla la fragile economia ellenica. E, probabilmente forte proprio di questi rumors, questa mattina la borsa di Atene ha aperto per il secondo giorno consecutivo in rialzo facendo guadagnare al listino nazionale il 2l.27 per cento.

E se la cancelliera tedesca Angela Merkel e il capo del Fmi Christine Lagarde hanno semplicemente sottolineato l’ancora grande mole di lavoro diplomatico necessario a concludere positivamente le trattative, da Atene arrivano i primi mal di pancia per la possibile ennesima riforma destinata a colpire anziani e indirettamente giovani. “Queste proposte non potranno essere votate dal parlamento greco – ha affermato al The Guardian Alexis Mitropoulo, vice presidente della Camera ellenica – perché sono estremamente anti sociali. Credo che queste proposte, circolate nel corso delle ultime ore, non possano trovare risposta positiva dal nostro Parlamento”.

23 giugno 2015

fonte FanPage

AP