La malattia derivante da mobbing è indennizzabile dall’Inail

Cos’è il mobbing?

Si definisce così il comportamento consistente in una serie di atti che hanno lo scopo di perseguitare un lavoratore per emarginarlo e spingerlo a presentare le dimissioni.

Il mobbing, in altre parole, non è che un processo sistematico e voluto di cancellazione della figura del lavoratore che viene portato avanti attraverso una continua eliminazione dei mezzi e dei rapporti interpersonali che sono necessari al lavoratore per svolgere la sua normale attività lavorativa.

La vittima di tale comportamenti può maturare patologie a carattere psichiche e fisiche. Se provate, è possibile vedersi indennizzati attraverso una richiesta di risarcimento.

I danni di cui si può chiedere il risarcimento sono di natura patrimoniale e non patrimoniale

I danni quantificabili direttamente in una somma di denaro come le spese sostenute per le cure piuttosto che per una perizia medico-legale per l’accertamento della presenza di una patologia sono di tipo patrimoniale.

Mentre nella definizione di “non patrimoniale” si intende, spiega il sito dirittierisposte.it “i danni consistenti nella lesione della salute (fisica o psichica) o di altri interessi considerati dalla Costituzione”

Dimostrare il mobbing

Dal punto di vista pratico, definire il mobbing risulta sempre molto complesso.
Difficile riuscire a fornire prove: il lavoratore, si capisce,  è tenuto a dimostrare gli atti vessatori. Operazione complessa se si considera che questa prova può essere fornita quasi esclusivamente tramite testimonianze di personale, spesso colleghi della vittima che, continuando a lavorare alle dipendenze dello stesso lavoratore, potrebbe non volersi esporre.

La decisione della Cassazione

La Cassazione, con l’ordinanza n. 8948/2020 conferma che anche l’infortunio da mobbing, anche se non incluso nelle tabelle, è indennizzabile dall’Inail

La giurisprudenza della stessa Cassazione, della Corte Costituzionale, così come l’evoluzione della normativa fanno concludere che qualsiasi attività lavorativa deve ritenersi assicurata dall’Inail anche se esclusa dalle tabelle, se il lavoratore dimostra che è causa della malattia.

Nella fattispecie, spiega varesepress, è stato accolto il ricorso di un lavoratore nei confronti dell’Inail dopo che la corte d’appello di Perugia aveva respinto la sua domanda finalizzata a ottenere il riconoscimento della natura professionale della malattia da cui era affetto, poiché causata dalla condotta vessatoria tenuta nei suoi confronti dal datore di lavoro.

Per i giudici, sbaglia la corte territoriale a non ritenere tutelabile nell’ambito dell’assicurazione obbligatoria gestita dell’Inail la malattia derivante non direttamente dalle lavorazioni elencate nell’articolo 1 del d.p.r. numero 1124/1965, bensì da situazioni di costrittività organizzativa, come il mobbing.

Nel ricorso il lavoratore ha sostenuto che la Corte d’Appello avrebbe sbagliato nel non riconoscere l’indennizzabilità delle malattie psicofisiche derivanti dalla costrittività organizzativa.

E così i Giudici di Piazza Cavour, nell’accogliere la doglianza, hanno ricordato che in materia di assicurazione sociale rileva non soltanto il rischio specifico proprio della lavorazione, ma anche il rischio specifico improprio, ossia non strettamente insito nell’atto materiale della prestazione ma collegato con la prestazione stessa.

Con la conseguenza che non può essere seguita la tesi espressa dalla sentenza impugnata secondo cui sarebbe da escludere che l’assicurazione obbligatoria copra patologie non correlate a rischi considerati specificamente nelle apposite tabelle.

Ricevi gratuitamente e direttamente sulla tua casella di posta elettronica aggiornamenti sul mondo delle Forze dell’Ordine, Video, Consigli e info su Concorsi nelle Forze Armate

Potrebbero interessarti anche