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(scritto da IlSecoloTrentino) Sono passati 36 anni dalla Marcia su Pisa, manifestazione che sorse a seguito di un’aggressione subita da due reclute della Folgore. Alla Marcia su Pisa parteciparono circa duecento parà che marciarono su Pisa a seguito di un pestaggio subito da due reclute. Si verificarono tafferugli con la popolazione locale, ma grazie all’intervento di un fotografo amico i parà della Folgore tornarono in caserma perfettamente inquadrati. La marcia avvenne in seguito ad un episodio di teppismo, ovvero il pestaggio di due reclute della scuola in un bar della città a causa del quale i due militari furono ricoverati. I vertici della SMiPar tennero la notizia riservata, ma tra gli ufficiali di complemento, circolò la voce che ad uno dei due allievi fu necessaria l’amputazione dei testicoli.

A seguito di tale evento, 3 ufficiali di complemento, organizzarono una “spedizione punitiva”, che nelle loro intenzioni doveva essere mirata ed eseguita da pochi elementi di truppa scelti tra i graduati istruttori. La voce si sparse e, verso sera, all’ora della libera uscita, all’appuntamento fissato a Porta a Lucca si ritrovarono tra i duecento e i quattrocento militari, tutti in borghese. Quest’ultima cifra è quella riportata dai giornali dell’epoca, poi citati nelle interrogazioni parlamentari che seguirono. L’unico dei 3 ufficiali organizzatori, presente all’appuntamento, realizzò immediatamente che visto il numero dei presenti, era difficile mantenere il controllo della situazione se fosse stato messo in atto il proposito originale e quindi, decise per una sfilata lungo la via centrale di Pisa. Il gruppo si inquadrò spontaneamente in ranghi ordinati ed iniziò la marcia in direzione della stazione ferroviaria.

Una volta in marcia, i parà iniziarono a “cadenzare il passo” e ad intonare i canti della Brigata oltre all’urlo di reparto. Giunti nei pressi del ponte sull’Arno, un gruppo di giovani pisani, alcuni a bordo di ciclomotori, altri a piedi, iniziarono ad inveire verso il reparto mantenendosi, inizialmente, a debita distanza dalla formazione, finché un ragazzo su una Vespa, seguito da pochi altri ciclomotori, caricò lo schieramento con il suo ciclomotore impennato. Le prime file dello schieramento si lanciarono verso i motociclisti facendoli cadere. Uno dei contusi fu trasportato al pronto soccorso per le ferite procuratesi con la caduta. Diversi ciclomotori finirono nell’ Arno. La fuga improvvisa degli altri ragazzi, scatenò una sorta di caccia all’uomo lungo i vicoli laterali della città, senza conseguenze mediche. Accorsero sul posto le prime unità della Polizia di Stato e dei Carabinieri ed un funzionario di PS intimò con un megafono al corteo di fermarsi e rientrare in caserma. I parà diedero ben poca importanza all’avvertimento, continuando l’avanzata e costringendo le volanti della Polizia che si erano portate davanti al corteo, ad arretrare in retromarcia, operazione resa difficoltosa dalla presenza in strada di molta gente incuriosita. In breve giunsero ulteriori rinforzi sia di PS in tenuta antisommossa, che di Carabinieri.

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