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Nell’outlook di Confcommercio (con il Censis) per il 2017 si prevedono consumi in forte rallentamento: dal +1,3% del 2016 a un misero +0,6%

Presidente Carlo Sangalli: come è possibile che a nove anni dall’inizio della crisi non si riescano a consolidare segnali di ripresa? Cosa non funziona nelle politiche governative?

«Il problema strutturale della nostra economia è quello di una domanda interna debole. Abbiamo perso troppo in termini di consumi e, soprattutto, di investimenti. Serve un’accelerazione, un cambio di registro che per noi significa abbandonare la logica dei bonus, degli interventi spot e dei premi selettivi. È una politica che non funziona e infatti famiglie e imprese ancora non hanno toccato con mano una vera riduzione delle tasse».

Qual è la vostra ricetta per la ripresa?

«Con l’attuale livello di tassazione, attendersi una crescita di Pil e consumi come gli altri paesi europei è solo un’illusione. Continueremo quindi a chiedere al governo più coraggio e determinazione per eliminare gli sprechi e la spesa pubblica improduttiva perché è da qui che si possono trovare le risorse per una riduzione generalizzata delle aliquote Irpef: è una priorità non solo per noi, perché a chiederla è oltre il 70% degli italiani».

Nell’outlook si definisce il 2017 «un anno di rischi»: quali sono i maggiori e come vanno affrontati?

«Sul piano internazionale, temiamo gli effetti che la Brexit e la nuova presidenza Usa possano avere sugli scambi mondiali e quindi sulla nostra economia. Penso ad esempio all’export e al comparto turistico. Sul piano interno, la fiducia – ingrediente fondamentale per i consumi e la crescita – continua a ridursi alimentando un clima di forte incertezza. Ci sono poi le scelte che il governo dovrà prendere per assicurare prospettive di stabilità e di governabilità al Paese. Un tassello fondamentale per portare a compimento quel processo di riforme economiche e sociali indispensabili per fare del 2017 l’anno della ripartenza complessiva di tutta l’economia».

Nella dialettica in corso con la Ue sulla manovra correttiva che margini ha il governo per evitare nuovi aumenti di tasse, indirette o dirette?

«Se è davvero necessaria la correzione dei conti pubblici per lo 0,2% del Pil chiesta dalla Commissione Ue, questa deve avvenire, esclusivamente attraverso tagli alla spesa pubblica e non mediante aumenti delle imposte indirette, quali Iva e accise»

La lotta all’evasione può dare risultati concreti o è uno specchietto per le allodole di Bruxelles?

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