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E’ dai tempi della “questione morale” di berlingueriana memoria che la campagna elettorale a colpi di “Gli altri rubano, noi siamo onesti” è la più gettonata. Un modo semplice, pratico, redditizio di costruire consenso e accumulare voti, senza badare ai reali contenuti. Nessuno si sogna di chiamarlo “populismo”, perché quello riguarda solo gli immigrati e la difesa dei confini, eppure basta provare per credere: non c’è “gentismo” migliore di quello manettaro e forcaiolo. Il giustizialismo è una fabbrica di consensi, utile soprattutto a mascherare la povertà di idee e proposte con una pretesa superiorità morale ed etica.

E poi, diciamo la verità, il tintinnare di manette piace a tutti. Lo dimostra Tangentopoli.
E’ chiaro che il consenso piace a tutti e una volta che si scopre come costruirlo, certe categoria si fanno tentare facilmente. I magistrati, ad esempio, che con inchieste e processi hanno direttamente a che fare tutti i giorni.

“Il potere logora, ma è meglio non perderlo” diceva Giulio Andreotti. Non c’è potere più grande di quello che ti fa sbattere i politici in galera, tra gli applausi del popolo e dell’opinione pubblica.

Non abbiamo abbastanza competenze psicologiche per poter azzardare l’ipotesi che quella del magistrato sia una professione a rischio “abuso di potere” , nel senso che chi la pratica rischia davvero di montarsi la testa e ubriacarsi di potere e consensi.
Sono tanti, sicuramente la maggior parte, i magistrati che fanno bene il loro lavoro e soprattutto svolgono le loro inchieste con cura e professionalità. Ma quando si tratta di intrecciarsi con la politica, ecco che molto spessi il potere giudiziario si ubriaca e tende a bramare il facile consenso.

Piercamillo Davigo è un reduce di Tangentopoli, faceva parte del pool di Milano che tra gli applausi della gente sbatteva i politici cattivi in galera. Con il tempo, il mito di Mani Pulite è stato rivisto in chiave critica, in una sorta di revisionismo che ha restituito la giusta ed equilibrata dimensione alla vicenda. Ma la sbornia da consenso è rimasta ai giudici, che ancora oggi interferiscono spesso e volentieri con la politica.

Abbiamo visto giunte regionali cadute per inchieste più o meno attendibili, un governo fatto cadere per l’incriminazione di un suo ministro (Mastella) e un premier messo più volte in condizione di non poter governare a causa del proliferare delle inchieste a suo carico (Berlusconi), tra le quali solo una si è conclusa con una condanna definitiva tra la perplessità e lo scetticismo di metà degli italiani.

Cosa fa oggi Davigo? E’ tornato più carico che mai alla presidenza dell’Anm, il sindacato dei magistrati che per la verità ricorda un po’ la Cgil. Le correnti che costituiscono l’Anm sono talmente sbilanciate a sinistra che i magistrati non si possono neppure permettere il lusso di avere la Triplice. No, c’è solo l’Anm, un sindacato che definire rosso sarebbe forse esagerato ma anche considerare “apolitico” sarebbe esagerato.
Nel corso di questi anni, l’Anm ha più volte attaccato la politica, soprattutto ai tempi dei governi Berlusconi.

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