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“La storia della tassa sulla pipì è una bufala nata sui social e ripresa poi da alcuni organi di stampa”.

I tecnici della Regione Lazio che hanno lavorato al testo unico del Commercio approvato in via definitiva lo scorso 12 settembre, chiariscono all’Adnkronos il senso del comma che ha scatenato le ire dei Consumatori. “Chiariamo subito che la Regione non può imporre nessuna tassa ai Comuni.

Abbiamo solo normato un servizio. Del resto per capirlo – insistono da ambienti dell’Assessorato allo Sviluppo – basta leggere con attenzione il testo contenuto nel famoso comma 6 dell’art. 75”.

L’articolo in questione recita

“Qualora il servizio igienico, per i soggetti diversi dalla clientela dell’esercizio, sia messo a pagamento, il prezzo dello stesso deve essere reso ben noto attraverso l’apposizione di idoneo cartello”.

E i tecnici della Regione insistono su quel ‘qualora’ sottolineando che “la norma non impone un pagamento ai cittadini per l’uso del bagno ma anzi, proprio per evitare brutte sorprese, impone a quegli esercizi che già oggi – e ce ne sono – mettono a disposizione la toilette anche a chi non è proprio cliente dietro richiesta di un compenso, di specificarlo esponendo fuori un cartello chiaro con tanto di prezzo affinché qualsiasi cittadino possa regolarsi e decidere se utilizzare o meno il servizio”.

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