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Gabriella Sciacca poteva essere la protagonista di una storia a lieto fine e invece la svolta di cui vi parliamo ora è drammatica e lascia davvero l’amaro in bocca. La donna, 59 anni, separata dal marito e lontana dalla famiglia, era balzata agli onori della cronaca un paio di mesi fa. Gabriella aveva vissuto per dieci mesi dentro lo scalo aeroportuale palermitano di Punta Raisi.

Lei stessa, dopo essere stata accolta nell’ecovillaggio della cooperativa Libera-Mente di Cinisi, spiegava: “Le vicissitudini della vita mi hanno portato all’aeroporto, in un posto protetto. Le mie giornate? Agli occhi della gente sembravo una turista, con i miei bagagli. Qualcuno mi regalava la spesa, altri mi tenevano compagnia, per alcune ragazze sono stata un’amica più grande con cui confidarsi. Non ho mai avuto un fastidio – ricorda – dovevo solo stare attenta a non lasciare le mie borse in giro nel caso scattasse un allarme bomba. Le borse sono quelle in cui c’è tutto il necessario per coprirsi in ogni stagione e una vita raccolta in due album di fotografie”.

La sua unica fonte di sostentamento erano i 350 euro mensili che riceveva come mantenimento dall’ex marito e ciò nonostante la sua sembrava una storia a lieto fine. Invece dieci giorni fa la svolta. Gabriella ha lasciato l’alloggio che, dal mese di gennaio, le aveva concesso la cooperativa all’interno di un bene confiscato. I motivi? Difficoltà ad integrarsi, incomprensioni, problemi con una donna che si era offerta di ospitarla e poi ha cambiato idea, l’attesa infinita e snervante di una casa popolare. Una serie di cause che ora l’hanno riportata sulle panchine dell’aeroporto. Lì dove la sua odissea era iniziata, dove la sua storia simile a quella di un noto film purtroppo non ha nulla di finzione, ma è tristemente e dannatamente reale.

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