La vedova di Pasquale Apicella: “I nostri sogni spezzati da quei banditi in fuga”

“Ti guardo in foto e non posso credere di non poterti toccare più. In quella macchina sono morta anche io”. Le strazianti parole a ricordo di Pasquale Apicella.

E’ ancora fresco il ricordo di Pasquale Apicella, morto in servizio a Napoli tra il 26 e il 27 Aprile, nell’inseguimento ad alcuni banditi in fuga dopo il tentativo di spaccata ad un Bancomat.

Giuliano, ricordiamo, una vita per la volante, un poliziotto di strada appassionato, aveva fortemente voluto il Commissariato di Secondigliano al quale apparteneva.

Parole che non possono non toccare sono quelle di Giuliana Ghidotti, moglie di Pasquale e mamma dei suoi due figli.

“Avevamo tutto. Ora la mia vita è un cumulo di detriti, perché il pilastro principale è crollato” racconta Giuliana a Repubblica, in un’intervista.

Il suo amato Lino, questo il nome con cui veniva chiamato Pasquale da tutti, non c’è più.

Ai giornali racconta lo strazio di dover spiegare ai figli che il papà non tornerà..

“In questa situazione in cui ci siamo ritrovati lo strazio grande è non poter ridare a quel bambino di sei anni la sua spensieratezza di bambino di sei anni”, scrive Giuliana su Facebook.

E basta guardare le foto diffuse da Repubblica per capire: una famiglia sorridente, appena nato il secondo figlio. La gioia della vita.

 

 

“Sognavamo quello che avevamo già: una famiglia, una casa comprata con tanti sacrifici, tante e rinunce e un mutuo. Non desideravamo niente. Eravamo completi” racconta.

“Era nato per la divisa, la indossava in modo fiero ed io ero fiera che mio marito indossasse una divisa, perché era un’anima buona e poteva fare solo del bene. Era nato per proteggerci e per proteggervi”.

Nella giornata di oggi il riesame

I componenti della banda potranno richiedere i domiciliari.

Un appello arriva dal cognato di Pasquale Apicella: “Io voglio che la Giustizia faccia il suo dovere. Spero che non possano mai più tornare a casa loro, Lino non è più tornato e non per sua scelta.

Lino non ha potuto scegliere, mentre i delinquenti che lo hanno ammazzato invece sì, potevano scegliere. Potevano scegliere di non fare la rapina. Potevano scegliere di non scappare.

Potevano scegliere di non speronare auto della Polizia.

Potevano scegliere di non imboccare Calata Capodichino contromano a fari spenti a 160 km/h. Potevano scegliere di non impattare l’auto guidata da Lino che stava facendo solo il suo lavoro.

Siccome potevano scegliere ed hanno scelto sempre male devono pagare e non tornare mai più a casa loro. Voglio che venga fatta giustizia per Pasquale, per sua moglie, per i suoi figli e per tutta la sua famiglia”

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