Lanciò l’allarme: “Mia moglie si è uccisa”. Ora emerge la verità

Gli investigatori della Squadra mobile di Varese, coordinati dal pm Sabrina Ditaranto, hanno individuato come movente il tentativo di Argenziano di incassare una polizza assicurativa sulla vita intestata alla donna del valore di circa 30 mila euro.

Soldi di cui l’uomo non è mai entrato in possesso a causa dell’inchiesta a suo carico. Prima di sedarla e soffocarla l’ uomo avrebbe anche indotto la moglie a scrivere un biglietto di addio, trovato nella casa, per allontanare i sospetti da lui e rendere più credibile la messinscena. Gli investigatori hanno accertato inoltre che l’uomo dopo il matrimonio, nel 2014, avrebbe indotto la moglie ad allontanarsi dai familiari soggiogandola con violenze fisiche e psicologiche, culminate anche in ricoveri in ospedale.

I fratelli e i genitori di Stefania Amalfi, assistiti dagli avvocati Furio Artoni e Alessandra Sisti, in passato avevano lanciato numerosi appelli per chiedere «verità» sulla morte della 28enne, anche attraverso il gruppo Facebook Giustizia per Stefania Amalfi. «Grazie alla magistratura hai avuto giustizia – scrive uno dei creatori della pagina sul social network dopo la sentenza della Corte d’Assise – stasera una stella sarà più luminosa del solito».

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