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Il suo avvocato, Jonathan Schildgren, ha parlato a lungo di come la ragazza abbia sofferto durante tutta la sua infanzia per varie disfunzioni e di come sia stata sopraffatta dal dover prendersi cura della sorella minore e dei due figli: responsabilità da donna adulta alle quali probabilmente non era preparata e che hanno finito per schiacciare la sua fragile psiche, portandola a fuggire dalla realtà rifugiandosi nell’alcol e negli stupefacenti. Una fragilità che è costata la vita a suo figlio e ha condannato lei a passare decenni in carcere.

Lovily, che ha ammesso la propria colpevolezza, in tribunale ha chiesto clemenza. “Comprendo che la giustizia deve fare il suo corso, ma io invoco lo stesso la tua misericordia – ha detto al giudice – Se oggi potessi dare la mia vita per quella di mio figlio, lo farei”. Un pentimento arrivato troppo tardi.​​

Federica Macagnone per Il Gazzettino

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