Layla Bassim, decapitata in strada mentre gridava la sua innocenza. Il video pubblicato in rete indigna il Paese

Layla Bassim è una delle 10 persone decapitate in Arabia Saudita dall’inizio dell’anno. L’anno scorso in tutto sono state giustiziate 87 persone. Nel 2013 erano 78. Secondo i dati che riferisce Amnesty International, è il terzo Paese per numero di decapitazioni dopo Iran e Iraq.

La Saudi Press Agency ha riferito la scorsa settimana che le indagini sul caso Bassim hanno confermato la sua colpevolezza per l’omicidio di Kalthoum figlia di Abdul Rahman bin Ghulam Gadir, suo marito. Un rapporto delle Nazioni Unite spiega però che i processi che conducono alla pena di morte in Arabia Saudita sono “gravemente ingiusti”.

Stupro, omicidio , apostasia , rapina a mano armata e traffico di droga sono, infatti, punibili con la morte nello Stato ricco di petrolio; uno stretto alleato di Washington, inoltre, e un cliente delle compagnie americane e inglesi atte alla produzione e al commercio di armi. (huffingtonpost)

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