Le parole strazianti del papà della bimba morta tre mesi fa di leucemia

“Tanti tanti tantissimi auguri piccola dolce e tenace Elisa. Oggi 27 giugno 2020 avresti compiuto 6 anni. Sei deceduta il 9 aprile 2020 dopo tre anni di degenza insieme a mamma e papà al Bambino Gesù di Roma nel reparto di Oncoematologia Pediatrico senza mai uscirne se non in una bara bianca”. Comincia così il lungo post che Fabio Pardini ha voluto dedicare alla sua bambina di Azzano Decimo, morta di leucemia tre mesi fa e di cui ricorre oggi il compleanno. La storia di Elisa e la sua lotta contro questa rara forma di cancro avevano commosso l’Italia. Per ben tre anni aveva combattuto, poi si è arresa alla malattia durante il lockdown per l’emergenza Coronavirus.

È proprio il papà a raccontare di nuovo la sua storia sui social network in occasione del compleanno di Elisa. “Due trapianti di midollo osseo falliti, dalla stessa donatrice. Il primo trapianto il 19 gennaio 2018 e dopo sei mesi la recidiva. Si ripeté un secondo trapianto sempre dalla stessa donatrice con cellule congelate il 28 novembre 2019 e solo dopo 45 giorni la seconda recidiva. In tre anni ti sono stati infusi litri e litri di farmaci pesantissimi e chemioterapie che sfido chiunque potesse accettare tantomeno un corpicino di soli 12 chili”, ha continuato Fabio, che ha ricordato anche il momento, tragico del decesso della bimba. “Circa 20 minuti prima di morire, tenendoti le manine al petto continuavi ad implorare aiuto e urlavi dai dolori lancinanti, dicevi urlando con tutte le tue forze con la tua vocina ormai fievole, sto soffocando aiuto mi sento svenire mi sento svenire qualcuno mi aiuti. Dopodiché il cuoricino ha ceduto. Dolcissima e tenace Elisa ci hai lasciato soli il 9 aprile 2020 ormai per l’eternità e hai avuto finalmente il tuo degno funerale quasi due mesi dopo ed esattamente il 20 maggio e sei sepolta nel Cimitero di Rorai Grande (PN). Sappi che mamma e papà non ti lasceranno mai sola e nemmeno le così tante persone che ti hanno conosciuto e amata. Ti sentiremo serena solo e soltanto quando anche noi lo saremo”. Infine l’appello e il ringraziamento: “Grazie a chi vorrà condividere queste parole con un pensiero o una preghiera”.

 

Cronavirus e morti a Bergamo: la lettera

Inizia così la lettera aperta che il caporalmaggiore capo scelto Chessa, 42 anni, sassarese, scrive per raccontare le sue settimane alla guida di un camion dell’Esercito adibito al trasporto delle vittime bergamasche di coronavirus.

In servizio nel Reggimento di supporto tattico e logistico di Solbiate Olona (Varese), Chessa ripercorre i pensieri che hanno accompagnato “l’ultimo viaggio” di quei “compagni di viaggio”. “Ti rendi conto di essere la persona sbagliata, o meglio, qualcuno doveva essere al posto tuo ma purtroppo non può e tocca a te – spiega Chessa – ed è li che sentì addosso quella grande responsabilità, qualcosa che ti preme dentro, ogni buca, ogni avvallamento sembra una mancanza di rispetto nei loro confronti…”.

“Poi arrivi lì alla fine del tuo viaggio, dove ti ritrovi ad abbandonare ‘il tuo carico’, oramai fa parte di te, come se ti togliessero una parte di cuore, ed è li che cerchi di capire l’identità del tuo compagno di viaggio… cosa difficilissima, delle otto persone che personalmente ho accompagnato, l’unico dei quali sono riuscito a risalite alla sua identità è il Signor Guerra classe 1938″.

Tomaso Chessa racconta ancora: “Pagherei oro per conoscere tutti i parenti delle otto persone e potergli dire che nonostante il contesto non avrebbero potuto fare un viaggio migliore….”.

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