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Non ce l’ha fatta la piccola Letizia, 3 anni appena soffocata a casa della nonna. Il tragico episodio è raccontato da Margherita Siani su CorriereAdriatico.it

Il fatto è accaduto ieri, durante il pranzo del Venerdì santo che si è trasformato in una tragedia per una famiglia a Campagna (Salerno). Letizia, 3 anni a luglio, è morta soffocata da un pezzo di wurstel. La bambina era a casa della nonna, come sempre, quando nel tardo pomeriggio voleva fare merenda. Ma quel wurstel non è riuscita ad ingerirlo, bloccandole la respirazione. Nulla da fare per la piccola, che è stata subito soccorsa dalla nonna e dalla mamma, che era nello studio professionale posto nello stesso stabile. La piccola è stata portata in ospedale, ad Eboli, ma i medici non sono riusciti a salvarla. Un arresto cardiaco aveva messo fine alla sua vita.

Gli incidenti in Italia e in Europa
Per Marco Squicciarini, medico istruttore di rianimazione pediatrica accreditato al 118, è diventata una missione: oltre 800 i bambini salvati con la prevenzione che si fa sui grandi numeri, passa anzitutto attraverso la formazione di mamme, nonni, ragazzi, insegnanti che ogni giorno possono trovarsi a ripetere quelle semplici manovre illustrate, adesso, su un sito web e in un manuale tascabile. Ogni anno si stima che 500 bambini in Europa muoiano soffocati. «In Italia è stato osservato negli ultimi 10 anni un trend stabile della “quota” di incidenti, con circa 1000 ricoveri all’anno», si legge nel rapporto del ministero. «E, le stime più recenti, calcolate includendo anche i “quasi-eventi” e gli episodi di minore gravità (che si sono risolti grazie all’intervento della famiglia, senza la necessità di rivolgersi ai sanitari), mostrano come l’incidenza reale del fenomeno sia 50-80 volte superiore, con 80mila episodi, per anno». Situazioni che Squicciarini nel suo manuale e sul web racconta d’aver affrontato in prima persona, in un reparto di terapia intensiva: «Due i bambini di 2 e 4 anni, in coma irreversibile, uno a causa di una nocciolina di traverso mentre era a casa con i genitori, l’altro a causa di un chicco d’uva a scuola». Così «scoprii che nessuno sa nulla» a proposito delle manovre salvavita. L’inizio della sua battaglia contro ignoranza e disinformazione. Perché «un primo intervento può “fermare il tempo” e riuscire a bloccare il danno cerebrale della vittima», ribadisce il medico esperto in rianimazione cardiopolmonare, uso del defibrillatore e disostruzione pediatrica.


Le regole di comportamento

Per evitare incidenti, innanzitutto il bambino deve mangiare a tavola, seduto con la schiena dritta. «Non deve mangiare mentre gioca, è distratto dalla tv o da videogiochi, è in movimento, corre o si trova in auto: meglio creare un ambiente rilassato e tranquillo, evitare distrazioni e non dargli alimenti se sta piangendo o ridendo», puntualizzano gli esperti del ministero nelle linee guida. È decisivo, inoltre, “sorvegliare” il bambino a tavola. Mai lasciarlo da solo, bene incoraggiarlo a fare bocconi piccoli e a masticare bene prima di deglutire: «Non bisogna forzare i figli a mangiare o dare loro alimenti appropriati al livello di sviluppo». Tutte le linee guida sono concordi, infatti, nell’affermare che il soffocamento è dovuto a caratteristiche psico-fisiologiche del bambino: vie aeree di diametro piccolo e forma conoide (fino alla pubertà); scarsa coordinazione tra masticazione e deglutizione dei cibi solidi (che non è innata come per i liquidi); dentizione incompleta (i molari, necessari per ridurre il cibo in un bolo liscio, crescono intorno ai 30 mesi); frequenza respiratoria elevata e tendenza a svolgere più attività contemporaneamente (ad esempio mangiano mentre corrono, giocano, parlano o guardano la tv, tablet).

Gli alimenti pericolosi
Costituiscono una delle cause principali di soffocamento in età pediatrica: il 60 o addirittura l’80 per cento degli episodi, è imputabile al cibo. Il registro Susy Safe, uno dei più grandi a livello internazionale, mostra che gli alimenti che provocano più spesso incidenti sono gli ossicini di pollo e le lische di pesce (32%) seguiti dalle noccioline (22%) e dai semi (16%). Tuttavia, quelli che causano più spesso questo tipo di situazioni non sono gli stessi che causano le conseguenze più severe: nel registro Susy Safe, i casi gravi sono causati in misura maggiore dalla carne, mentre uno studio condotto in 26 ospedali canadesi e statunitensi ha mostrato come i wurstel si associno più spesso ai decessi.

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