L’ex ministro Antonio Martino: ‘Draghi fa male all’Europa, Padoan all’Italia’

Il punto è se ci converrebbe.
«Non risolverebbe il problema dell’ enorme spesa pubblica che abbiamo ma ci libererebbe dalla schiavitù di una politica economica decisa dagli altri. Non è affatto detto che staremmo peggio, anche perché non bisogna dimenticare che in Europa ognuno pensa per sé e la nostra economia spesso è stata attaccata e scientemente impoverita dai partner Ue. Sono d’ accordo con l’ ex leader della sinistra tedesca Joschka Fischer, secondo cui la Germania ha distrutto due volte l’ Europa con i carri armati e per la terza volta ci sta provando con le banche».

Come si potrebbe uscire?
«Si torna alla lira in concorrenza con l’ euro. In un paio d’ anni il tasso di cambio tra le due monete si stabilizza. A quel punto, con un rapporto di cambio deciso dal mercato, si converte in lire il debito pubblico. È il piano che, assieme a diversi economisti europei, avevamo previsto nel 2012 per l’ uscita della Grecia».

Ma usciremo o no dall’ euro?
«Di certo non credo a un’ uscita frutto di una scelta razionale. Temo piuttosto che possa essere determinata da eventi convulsi e questo mi spaventa. Bisognerebbe iniziare a studiare un’ uscita morbida già adesso. Anzi, il piano andava studiato quando è stata avviata la moneta unica: adottare una decisione importante senza valutare la possibilità che non abbia successo è come chiudersi in una stanza buttando la chiave: come si esce poi? È stato fatto un tragico errore».

Per la verità non l’ unico.

«Un altro terribile errore fu creare l’ euro intorno a un tavolo, dove degli esperti hanno deciso senza confrontarsi con il mercato che un pezzo di carta, che non era mai stato usato come moneta, avrebbe dovuto avere per sempre il valore di 1936,27 lire. Ma se fosse possibile stabilire oggi e per sempre il valore di una moneta non ci sarebbe più la miseria nel mondo, basterebbe continuare a stamparla».

L’ euro ha aggravato la grande crisi che ha colpito l’ Europa?
«Più che aggravarla, ha contribuito in modo decisivo a determinarla. L’ euro avrebbe avuto bisogno di un paio d’ anni di circolazione parallela con le monete nazionali. Introdurlo dall’ oggi al domani ha causato un impoverimento di tutti i cittadini europei, che si sono comportati come si fa sempre quando si ha per le mani una moneta che non è la propria e di cui non si conosce il valore reale: hanno cominciato a spendere con più facilità. Chi prima dell’ euro lasciava mance di duemila lire? È così che il potere d’ acquisto si è ridotto rapidamente e il valore reale dei redditi è crollato».

Meno male che c’ è Draghi alla Banca Centrale Europea?
«Non mi accodo al coro di elogi unanimi verso il governatore. Il suo quantitative easing non serve a far ripartire l’ economia, com’ era prevedibile visto che la domanda di credito non dipende solo dalla disponibilità delle banche ma bisogna creare anche le condizioni di convenienza a investire. Se poi un giorno l’ economia dovesse mai ripartire, grazie alle iniezioni di denaro della Bce rischiamo di trovarci davanti a un’ impennata dell’ inflazione».

Non l’ hanno fatta mai ministro dell’ Economia per il suo anti-europeismo?