L’Isis torna a minacciare Roma

L’Isis torna a minacciare Roma
27 Gennaio 2015 – Battere i crociati e prendere Gerusalemme e Roma. Gli jihadisti non si fermano: vogliono la Capitale e da mesi minacciano di prenderla. Il simbolo della cristianità è ormai diventato un bersaglio mille volte annunciato. Ora, però, l’Isis parla anche di Gerusalemme, la città santa per ebrei e cristiani, ma anche la terza in ordine di importanza per i musulmani, dopo La Mecca e Medina. Ieri, in un messaggio audio diffuso in Rete, lo sceicco Mohammad al-Adnani, portavoce dello Stato islamico, esorta quindi i «lupi solitari» sparsi in Occidente a colpire l’Europa, dando un chiaro appuntamento a Roma. «Presto, con il volere di Dio sconfiggeremo la campagna dei crociati e dopo, con il volere di Allah, avremo un incontro a Gerusalemme e un appuntamento a Roma» dice al-Adnani. La parola d’ordine rimane «attaccare», in qualunque modo, anche senza un’azione organizzata, anche usando armi e mezzi tra i più disparati: «Con un ordigno, una pallottola, un coltello, un’auto, un sasso – esorta lo sceicco – ma anche solo con un calcio o un pugno».

Cresce l’allarme per il rischio di attentati a Roma, dunque, anche perché, per sottolineare l’importanza di questa azione, il portavoce dello Stato islamico porta come esempio da emulare i recenti attentati avvenuti in Occidente: «Avete visto cosa un solo musulmano è riuscito a fare in Canada e cosa hanno fatto i nostri fratelli in Francia, Australia e Belgio». Appelli, minacce e strategia del terrore che si susseguono. La guerra messa in piedi dal Califfato, dopo la strage al giornale satirico Charlie Hebdo, è già arrivata nel cuore dell’Europa. Ora la follia jihadista vuole compiere il passo ulteriore e colpire Roma, sede del Vaticano, la culla della cristianità.

Il 3 luglio scorso, a pochi giorni dalla proclamazione del Califfato avvenuto il 29 giugno, Abu Bakr al-Baghdadi, in un video, si è lanciato alla conquista della Città Eterna. Nel corso dei mesi, l’intenzione di arrivare nella Capitale è stata palesata in varie forme: messaggi audio, video e attraverso il magazine online Dabiq, che in una delle sue uscite ha pubblicato in prima pagina la foto di piazza San Pietro con la bandiera nera dell’Isis issata sull’obelisco. Prima di arrivare al Vaticano, però, considerata ultima e conclusiva tappa sul terreno della conquista dell’Occidente, i terroristi potrebbero colpire altri Paesi: Svezia, Germania, ancora il Belgio e forse anche l’Olanda. Nell’occhio del ciclone le comunità ebraiche e i luoghi simbolo della religione cristiana. Nell’appello audio diffuso ieri in Rete, della durata di 10 minuti, il portavoce dello Stato islamico, lancia un appello a tutti i musulmani in Europa e nell’Occidente ritenuto «infedele», ad attaccare i crociati ovunque si trovino.

«Rinnoviamo l’appello ai monoteisti in Europa, nell’Occidente blasfemo e ovunque di attaccare i crociati a casa loro e dovunque si trovino». Lo sceicco, poi, rincara la dose scagliandosi anche contro i musulmani che non fanno il loro dovere: «Noi – tuona – siamo nemici di qualsiasi musulmano che può spargere anche una sola gocce di sangue di un crociato e non lo fa».

Il messaggio audio, arrivato nella stessa giornata in cui lo Stato islamico ha perso la città di Kobane, ora controllata interamente dai curdi, oltre che la provincia irachena di Diyala, suona quasi come una rivalsa per la bruciante sconfitta subita. All’inizio dell’audio messaggio, infatti, il portavoce dell’Isis proclama un nuovo emirato dell’Isis, chiamato «Khorasan», con tanto di nomina di un emiro, Hafez Saeed Khan. L’annuncio, arrivato solo dopo qualche ora dalla sconfitta subita a Kobane per mano dei peshmerga, probabilmente serve a serrare le fila e comunicare all’Occidente che lo Stato islamico non è meno potente. Lo sceicco Mohammad al-Adnani, poi, non ha mancato di rivolgere un pensiero e una sfida al presidente degli Stati Uniti. Barack Obama, secondo il portavoce dell’Isis, è «un cane vigliacco» perché non ha il coraggio di affrontare uno scontro a terra con i miliziani dello Stato islamico.

(fonte Fra. Mus. su Iltempo)

A.P.