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Bruxelles ha una linea antirussa, Berlino vuole raddoppiare il Nord Stream, Renzi si muova sul Mediterraneo

Roma. Speaking with one voice. Parlare con una sola voce. E’ il leit motiv dell’Europa quando ci si riferisce ai temi energetici. Assomiglia molto a quanto succedeva ai tempi del proibizionismo degli anni Cinquanta negli Stati Uniti. Nessuno credeva veramente che qualcuno potesse bere un bicchiere dopo cena. A ben guardare, poi, il messaggio dovrebbe essere diverso per essere più efficace: trasmettere con molte voci la stessa idea. Non succede né uno né l’altro. Gli stati membri e la stessa Commissione europea hanno posizioni ben diverse e non esitano a dichiararlo. Una contraddizione che ci può costare molto cara sia in termini economici sia in termini di sicurezza nazionale. Perché – come hanno capito molto bene grandi potenze come gli Stati Uniti e la Cina, organizzazioni internazionali come la Nato e gli apparati di intelligence di mezzo mondo – l’energia per chi la vende, per chi la compra e per chi la trasporta è un tema che ha molto a che fare con l’essenza stessa dello stato, ed è condizione necessaria per esercitare la sovranità. Perfino l’Isis pare aver compreso bene la lezione.

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