Condividi

Il personale della polizia penitenziaria è allo stremo, mancano agenti e i lavoratori lamentano turni massacranti a fronte di scarse ore di riposo.Una protesta è andata in scena pochi giorni fa presso il carcere San Nicola, a Lecce.

I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil insieme all’Osapp sono nuovamente scesi in piazza per protestare e chiedere l’intervento delle istituzioni. I sindacalisti, nel corso della mattinata, hanno anche incontrato il prefetto di Lecce cui hanno consegnato un documento che riassume i nodi dell’annosa vertenza.In agitazione anche le organizzazioni sindacali presso il carcere di Cassino: ” E’ noto che il deficit qualitativo dell’attività lavorativa nell’ambito dell’Istituto penitenziario, dove il lavoratore si trova ad essere, in molti casi attori di disagi operativi. Questi sono causati dal sovraffollamento, dall’inadeguatezza edilizia della struttura penitenziaria e dalla crescente carenza di risorse umane, occorrono quindi più risorse economiche ma soprattutto più personale perché è impensabile che ad oggi una unità espleti due o più posti di servizio”

Casi di agitazione sindacali sono stati segnalati anche in Irpinia ed analoghe problematiche sono state evidenziate anche nel penitenziario di Santa Maria C.V e quello di Ariano Irpino. Nel frattempo, un interessante e pesantespunto viene fornito anche dalla pagina “Storie di Polizia Penitenziaria e Sicurezza” che come sempre vi invitiamo a seguire “SIAMO INCAZZATI, SIAMO DAVVERO MOLTO INCAZZATI…..MA ABBIAMO POCO CORAGGIO Intanto, cianciare così di morale e di etica senza riempirle di casi e di nomi, di questioni specifiche induce all’empireo della teoria, come una mongolfiera senza zavorra. E’ sulla terra che ci è stato dato di stare, è lì che si deve intervenire, è su basi concrete che bisogna come al solito rispondere al classico “che fare?” Qual’è dunque la questione storicamente più seria che si pone la polizia penitenziaria in questo angusto terzo millennio? Battere il degrado orrendo che riscontriamo su quei piani che ci premono e che non dovrebbero essere così scollegati dalla polizia penitenziaria. Un corpo di polizia, di donne e uomini in uniforme, che aspetta esempi e comportamenti migliori da una classe dirigente di sepolcri imbiancati di modesto livello, il cui cavallo di battaglia è ben lontano dalle reali esigenze del corpo. Quindi questa sorta di come siamo e come eravamo è indispensabile per mettere a fuoco come siamo, così da non farci ottundere dalle false prospettive dell’amministrazione e dalle chiacchere dei sindacati e soprattutto oggi che la polizia penitenziaria è avvolta in una fase morale infima e regredisce culturalmente e strutturalmente a vista d’occhio. Dunque una polizia penitenziaria migliore, meglio formata, più tutelata, perché governata da gente migliore. Un’utopia? Sempre meglio di chi fa finta di niente, e preferisce affondare nella polizia penitenziaria sempre più sperequata tra colleghi ignavi e altri il cui egoismo rischia di farci affondare ancora di più. Un caso di alienazione globale, ma attenzione: se invece del coraggio sceglieremo di continuare per la china di questa amoralità diffusa che frantuma le regole e non ne prevede di interiori, se non ci sarà un’inversione di tendenza, vorrà dire che allora non stiamo abbastanza male, che tutto sommato possiamo tirare a campare con la stessa tentennante marcia di sempre, senza mai ingranare quella che invece ci farebbe andare più spediti. E, non dimentichiamocelo, le responsabilità di questo massacro non solo soltanto in capo all’amministrazione. Ci sono anche nostre responsabilità, prima fra tutte la mancanza di coraggio, salvo pochi colleghi…….”

Ricevi gratuitamente e direttamente sulla tua casella di posta elettronica aggiornamenti sul mondo delle Forze dell’Ordine, Video, Consigli e info su Concorsi nelle Forze Armate
Potrebbero interessarti anche
Articolo precedente"Ha distrutto il mio Thiago, lo faccio a pezzi". La rabbia della mamma del bimbo investito
Prossimo articoloLa Spezia, sparatoria vicino alla stazione: motivo passionale