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Analisi economica sulle conseguenze dell’avvio del Quantitative Easing, della svalutazione dell’euro e dell’accordo sul rientro dei capitali illecitamente detenuti in Svizzera

Lo spettro della Recessione-Deflazione minaccia anche la Svizzera.

20 Gennaio 2015 – Giovedì 15 gennaio la Banca Nazionale Svizzera ha annunciato la fine dell’ancoraggio del franco all’euro (il tasso minimo di cambio era 1,20 franchi per euro) e tassi d’interesse negativi del -0,75% sulle riserve bancarie depositate. La decisione della Banca Nazionale Svizzera è venuta dopo la decisione della Corte Europea di Giustizia del Lussemburgo di respingere il ricorso della Corte Costituzionale tedesca contro l’acquisto della BCE di titoli di stato e bond sul mercato secondario (operazione OMT), in quanto contrario al suo mandato istituzionale.

L’Avvocato Generale della Corte ha chiarito che “la BCE deve godere di un ampio margine di discrezionalità nella programmazione e nell’esecuzione della politica monetaria della UE, e i tribunali devono controllare l’attività della banca centrale usando alquanta moderazione, in quanto mancano della specializzazione e dell’esperienza di cui dispone tale organismo in questa materia”. Da questi due eventi chiaramente collegati, discendono alcune evidenze.

La prima è che il 22 gennaio il presidente della BCE Mario Draghi dovrebbe annunciare l’avvio del Quantitative Easing, cioè dell’acquisto di titoli anche del debito pubblico, sui mercati secondari dei Paesi dell’eurozona. In quel contesto, Draghi dirà che tale pratica non dovrebbe essere attuata attraverso il riacquisto effettuato dalle singole Banche Centrali. Tesi, quest’ultima, sostenuta dal Governatore della Bundesbank Jans Weidamann e dal suo fedele alleato Klaas Knot, governatore della Banca Centrale olandese. Secondo il Governatore Visco e lo stesso Draghi, infatti, tale pratica deve avvenire attraverso acquisti diretti della BCE, poiché in questo modo potrebbe portare le sue passività dagli attuali 1.200 miliardi di euro a 3.000 miliardi di euro del bilancio 2012 (obiettivo dichiarato). A sostegno di tale decisione ci sono i dati provvisori dell’indice dei prezzi al consumo nell’eurozona, che indicano una riduzione pari a -0,2% nel mese di dicembre (deflazione).

Terra di capitali in cerca di rifugio, la Svizzera non è più in grado di sostenere la stabilità del cambio franco-euro…..

La seconda evidenza è che dovrebbe continuare la svalutazione dell’euro rispetto al dollaro americano, attualmente a 1,15 e pari a un -20% in un solo anno. Questa tendenza dovrebbe mitigare l’effetto della riduzione del prezzo del petrolio, atteso a 40 dollari per un barile nel corso dei prossimi mesi.

La terza apparente conseguenza è che la Svizzera, divenuta terra di capitali in cerca di rifugio, non è più in grado di sostenere la stabilità del cambio, che una volta libero di fluttuare ha infatti avuto un balzo del +15% e fatto precipitare la Borsa di Zurigo in un profondo territorio di perdite pari al -25% (-15% dopo il rimbalzo). In reazione a ciò, le quotazioni dell’oro, bene rifugio per eccellenza, hanno registrato un’impennata che ha portato la quotazione a 1.270 dollari l’oncia.

Per la Svizzera, il cui titolo decennale ha fatto registrare rendimenti negativi, si aprono scenari molto incerti. Il franco forte penalizzerà le esportazioni, soprattutto verso l’eurozona, maggior partner commerciale della Confederazione, e gli Stati Uniti (vedi Tab 1), mentre farà crescere le importazioni penalizzando così l’industria locale (precisone, cioccolato, farmaceutica), ad eccezione di quella del lusso. Ciò potrebbe esporre il Paese elvetico agli spettri della recessione e della deflazione.

Le conseguenze per l’Italia
Per l’Italia le cose potrebbero comportare alcune importanti novità. Il rientro dei capitali illecitamente detenuti in Svizzera, in seguito all’accordo tra i due Paesi (Voluntary Disclosure), risulterà meno oneroso per coloro che aderiranno al ravvedimento. Il cambio favorevole consentirà non solo di pagare le multe, ma anche le imposte previste e quindi di realizzare una discreta plusvalenza netta. L’euro debole favorirà le esportazioni e l’avvio del Quantitative Easing ridurrà ancora i tassi d’interesse e quindi i rendimenti da pagare sui titoli pubblici di prossima emissione. Quindi, le aspettative per i tassi d’interesse sono ancora più fortemente orientate al ribasso.

La domanda delle cento pistole è: sarà tutto questo sufficiente a riavviare l’economia del nostro dissestato Paese? Noi temiamo di no.

www.lookoutnews.it

A.P.

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