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CARRARA. Si è sentito male l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Il mal di testa era così forte che lui, sempre così buono e socievole, urlava dal dolore.

Nel pomeriggio la mamma lo ha portato in ospedale, al Noa, dove è rimasto giusto il tempo per valutare la gravità delle sue condizioni, essere caricato su un elicottero e trasferito al Meyer.

E qui i medici ce l’hanno messa tutta per salvare – con un intervento chirurgico delicatissimo e urgente – Luca Parakhnenko colpito all’età di soli sette anni da un’emorragia cerebrale.

Luca non ce l’ha fatta. Lui che al parchetto dello Stadio oggi tante mamme sotto choc ricordano come un bambino pieno di vita

 

 

sempre pronto a lanciarsi in una corsa o alla scoperta di un nuovo gioco, ha provato a resistere. Ha cercato di lottare proprio come un grande.

Luca è morto pochi giorni dopo l’operazione al cervello, il pomeriggio della vigilia di Natale. Per Luca non ci sono stati doni, letterine e biscotti lasciati sotto l’albero, ma una diagnosi dal nome terribile “emorragia cerebrale spontanea” che non gli ha lasciato scampo.

La notizia della morte di questo bambino di origine russa, i cui genitori si erano trasferiti a Nazzano (il padre da poco tempo lavorava a Brescia), ha fatto calare un velo di tristezza sul Natale della comunità carrarese.

Di Luca ha parlato, ricordandolo nelle messe delle recenti festività il parroco della Perticata, don Augusto Lucchesi.

E un pensiero per quel bambino strappato alla vita così presto e in un modo tanto atroce, lo hanno avuto le mamme e i papà dei compagni di classe, della seconda elementare alla Perticata che frequentava Luca,

 

 

e dell’asilo di Nazzano dove il piccolo aveva trascorso gli anni addietro, circondato dall’affetto di tutti proprio per il suo carattere allegro, per le sue corse e la sua spontaneità.

A Nazzano Luca lo ricordano tutti. Lui e la madre che, anche se abitava in una casetta proprio accanto all’asilo frequentato dal figlio, era di poche parole, molto timida e schiva.

Forse perché, raccontano alcune mamme che la conoscevano un po’ meglio, aveva ancora qualche problema con l’italiano.

Era lei a accompagnare il bambino al parco, a portarlo e andarlo a prendere a scuola. Sarà lei, insieme al marito

ad accompagnare in Russia, dove sarà sepolto il suo bambino buono. Che non si lamentava mai.

Solo giovedì scorso Luca in classe aveva pianto a lungo. Aveva urlato tanto forte era il dolore. Quel dolore che lo ha strappato alla vita in una vigilia di Natale tristissima per una città intera. (il tirreno)

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