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A distanza di 42 anni il ricordo di Luigi D’Andrea e Renato Barborini è ancora vivo nella mente dei bergamaschi e non solo.

I due poliziotti vennero assassinati dalla banda Vallanzasca mentre erano in servizio di pattuglia nei pressi del casello autostradale di Dalmine.  Poco prima avevano intimato l’alt a una vettura che procedeva a forte velocità zigzagando. A bordo, tre persone, Vallanzasca e due suoi complici,Michele Giglio e Antonio Furiato. Erano in fuga dopo aver ricevuto il pagamento per il sequestro di Emanuela Trapani, figlia di un imprenditore milanese. Le vittime, prima di essere colpite a morte, riuscirono a ferire lo stesso Vallanzasca, catturato 9 giorni dopo a Roma.

 

 

E per un nuovo anno ancora ricordiamo quella tragica mattina di 42 anni fa, quando il 6 febbraio 1977 persero la vita per mano criminale il brigadiere di pubblica sicurezza Luigi D’Andrea e l’agente di Ps Renato Barborini. I due poliziotti erano giovanissimi, Luigi aveva 31 anni, Renato appena 27. Uomini fatti e cresciuti per quella generazione: nella percezione odierna, dove anche l’età media dei poliziotti e quella stessa degli arruolamenti negli anni è andata ad aumentare, sarebbero considerati poco più che ragazzini.

 

 

Ma se a distanza di tanti anni la memoria di quell’evento è ancora viva e non relegata al solo immaginario stereotipato e quasi ‘eroico’ del protagonista in negativo di quell’evento, la banda criminale che assassinò alle spalle i due poliziotti senza neanche lasciar loro il tempo di difendersi, è grazie soprattutto ad una persona: Gabriella Vitali, moglie di Luigi, che per oltre dieci anni ha mantenuto vivo il ricordo con il Premio Luigi D’Andrea.

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