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Capre e pecore come tosaerba per tenere sotto controllo il verde pubblico di Roma? Non è uno scherzo: lo fa Berlino e lo hanno fatto qualche anno fa anche a Ferrara con l’«arruolamento» di 700 pecore provenienti dalla provincia di Brescia per la pulizia delle aree verdi attorno alle Mura Estensi. E ora ci sta pensando seriamente anche la giunta di Virginia Raggi. Succede già alla Caffarella e ora l’iniziativa si vorrebbe estendere anche alle grandi Ville. Lo ha annunciato in diretta Facebook l’assessore all’Ambiente della Capitale, Pinuccia Montanari: «Devo dire che la sindaca Virginia Raggi, anche recentemente, mi ha sollecitato all’utilizzo delle pecore e degli altri animali per effettuare questo lavoro. E’ un modo molto semplice, ma è anche molto interessante».

Sono 44 i milioni di metri quadrati di verde a Roma, in questo senso la città più «green» d’Europa. «Il nostro è un lavoro ciclopico – lamenta l’assessore -, che inizia presto al mattino e finisce la notte anche molto tardi». Il Campidoglio ha già fatto uno studio «molto analitico», afferma, per capire quale sia la situazione attuale del verde orizzontale della città: «Per rispondere in modo ottimale dovremmo prevedere una metodologia di intervento significativa». Di certo, un unico intervento durante l’anno non basta, ne servono molti: «Questo comporta un costo altissimo», spiega Montanari, che invoca un impegno maggiore del governo. L’importo complessivo per una manutenzione minima è stato valutato in oltre 109 milioni di euro all’anno. «Per noi cura e manutenzione sono essenziali», dice. E tuttavia il confronto della spesa per il verde con le altre grandi città è ancora drammatico: «Il comune di Roma ha bisogno di investimenti importanti anche a livello nazionale. Il servizio giardini sta facendo una programmazione molto attenta».

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Nel Dipartimento Ambiente è infatti in corso un’indagine su un gregge di cento pecore nel parco dell’Appia Antica, ma si tanno valutando i pro e i contro. «Gli animali che brucano e mangiano erba poi concimano e bisogna aspettare almeno un paio di giorni prima di poter accedere all’area verde» dicono dal Dipartimento. «Inoltre ci sono dei costi che riguardano il trasporto degli animali. Sarebbe meglio inserirle in aree estese come il parco di Centocelle e non villa Borghese o villa Ada» Dal Dipartimento spiegano come nasce l’idea: «Il biocentrismo non mette solo l’uomo al centro. Prevede invece che l’uomo sia solo uno dei tanti abitanti della terra, che deve convivere con gli altri animali». Serviranno pastori? «Quelli li abbiamo: sono circa sei che lavorano nelle due aziende agricole gestite dal Comune, la Tenuta del Cavaliere e Castel di Guido».

La Coldiretti ha rilanciato l’iniziativa facendo sapere che con circa 50 mila pecore allevate solo nell’ambito dei confini di Roma, quella di utilizzare gli animali come «giardinieri» è più che una possibilità. «Una opportunità che è stata colta già in molte altre realtà e che – sottolinea la Coldiretti – consente di sostituire falciatrici e decespugliatori, abbattere rumori ed emissioni e garantire in più la concimazione naturale delle aree verdi. Una scelta ecologica per ridurre l’inquinamento e favorire l’integrazione tra città e campagna. In questo modo trae vantaggio l’ambiente, essendo le pecore falciatori a impatto zero, ma anche l’allevatore grazie alla disponibilità di un pascolo a fronte di una progressiva riduzione degli spazi verdi. Si tratta, secondo il Corriere, di fatto di una alternativa moderna alla transumanza che per secoli ha caratterizzato l’allevamento delle pecore ma che ora è resa difficile dall’urbanizzazione che ha drasticamente limitato le aree libere al pascolo».

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Commenta con ironia Valeria Baglio, consigliera del Pd in Campidoglio: «Forse è una trovata turistica per diffondere nel mondo l’immagine bucolica della Capitale, come ai temi di Goethe e del suo Viaggio in Italia. Ma rischia di essere l’unica possibilità per parchi e aiuole, perché senza gare attive per diversi mesi a Roma non ci sarà nessuno sfalcio dell’erba e le pecore arriverebbero in soccorso di una giunta totalmente inadempiente».

Per far fronte ai costi proibitivi, il Campidoglio ha messo in campo un’altra strategia: l’adozione dei parchi da parte dei privati cittadini. Negli ultimi sei mesi, sono stati già approvate più di 104 adozioni: «come accade in altre città italiane – fa sapere l’assessore – i parchi vengono gestiti molto bene dai comitati dei che intervengono, il ruolo della cittadinanza attiva è fondamentale». Intanto il bando da 4 milioni di euro per lo sfalcio dell’erba di quest’anno non è ancora pronto per lungaggini burocratiche e gli interventi nelle aree verdi, molte ormai diventate vere e proprie giungle sono per lo più fatti in emergenza.

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