L’inchiesta del Fatto: “Nella tesi di dottorato del ministro Madia 4mila parole con il copia e incolla”

La tecnica usata si chiama “shake and paste” ed è spiegata molto bene dal professor Gherard Dannemann, membro del Vroniplag, piattaforma di cacciatori di plagi, che ha analizzato le tesi di politici e docenti tedeschi come quelle che sono costati il posto a Annette Schavan e al ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg. Ma non è l’unico trucchetto usato. C’è anche il “pawn sacrifice”, ovvero “l’arte del concedere poco, per nascondere molto”. Ovvero si indica la fonte, ma solo ai primi passaggi. Poi frasi e parole vengono lasciate senza autore e fonte dall’autore della tesi incriminata.

In Germania il mondo accademico se riscontra il plagio, come contromisura, revoca il titolo accademico. In Italia inoltre ci sarebbe anche una pena fino a tre anni di reclusione per chi “in esami o concorsi, prescritti o richiesti da autorità o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni altro grado (…) presente, come propri, dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri”, regolati dalla legge 475. Se l’inchiesta del Fatto fosse confermata, la Madia rischia, e non poco.

Il Giornale