Mamma Benedetta dona il fegato a sua figlia: “Mi ha dato la vita una seconda volta”

Dona il fegato alla figlia Barbara:
«Senza di lei non riuscirei a vivere»

Sessant’anni, una tabaccheria a Legnano, il 9 maggio Benedetta Visconti dona il 60% del suo fegato alla figlia Barbara, 37 anni, con una gravissima insufficienza epatica. Per il Niguarda, dove avviene l’intervento, è il centesimo trapianto di fegato da vivente

La richiesta arriva a sorpresa e lascia tutti ammutoliti: «Glielo posso donare io?». La spingono la forza dell’amore di una madre e una consapevolezza: «Senza Barbara — continua a ripetere — io non potrei vivere». Quando dodici giorni fa Benedetta Visconti entra in sala operatoria non pensa ad altro: «Sembra che abbia aspettato tutta la vita questo momento», dice Andrea De Gasperi, l’anestesista che l’accompagna. Lei conferma serena: «È come se l’intervento chirurgico dovesse farlo un’altra persona». Eppure i rischi ci sono; e l’impatto psicologico non è da sottovalutare, tanto è vero che per arrivare fin qui ci vuole anche il via libera di un giudice.

Sessant’anni, una tabaccheria di famiglia a Legnano, il 9 maggio Benedetta Visconti dona il 60% del suo fegato alla figlia Barbara, 37 anni. È il gesto di generosità estrema di una mamma per la figlia con una gravissima insufficienza epatica. Per il Niguarda, dove avviene l’intervento, è un traguardo importante: per la prima volta in Italia un ospedale raggiunge i cento trapianti di fegato da vivente, tra le operazioni più complesse che ci siano sia dal punto di vista tecnico sia per gli aspetti bioetici.

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