Rivolte antipolizia e suprematismo. Marchi famosi sospendono pubblicità per protesta

Cos’è “Stop Hate for Profit”? Nasce dalla protesta scatenata dalla morte di George Floyd a Minneapolis, in Minnesota.

Facebook aveva permesso la diffusione di contenuti che incitano alla violenza contro i manifestanti in lotta per la giustizia razziale in tutta l’America.

Adesso i brand North Face, Patagonia e REI hanno annunciato di non voler più pagare gli annunci pubblicitari su Facebook.

Questi marchi hanno infatti aderito alla campagna Stop Hate for Profit. Il movimento accusa il gigante del web di non essere stato capace di contrastare i vari episodi di hate speech. Facebook si difende: “Restiamo concentrati sulla rimozione dell’hate speech”

“Cosa faresti con 70 miliardi di dollari? Sappiamo cosa ha fatto Facebook”.

Con queste parole Stop Hate for Profit chiede che il social network adotti politiche più severe contro i contenuti razzisti e di incitamento all’odio. Secondo la campagna, infatti, Facebook “amplifica i messaggi dei suprematisti bianchi” e “permette l’incitamento alla violenza”.

Le pressioni nei confronti dell’azienda di Zuckenberg erano iniziate durante le elezioni presidenziali statunitensi del 2016. Da allora l’attenzione verso Facebook è cresciuta rapidamente.

Poi, con gli eventi di Minneapolis, la strada del non ritorno.

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