Marino Di Resta

SOS1307296Dalla cronaca dell’epoca:

Pescara, 16 settembre 1996 – Un maresciallo dei carabinieri, Marino Di Resta, 34 anni, e’ rimasto ucciso in una sparatoria con un gruppo di rapinatori. La “soffiata” era stata di quelle giuste: i malviventi che in mattinata avevano rapinato un rappresentante di preziosi al casello autostradale di Francavilla al Mare (Chieti), si sarebbero spartiti il bottino in una villetta disabitata alla periferia di Pescara, poco distante dall’ ospedale. Una pattuglia di carabinieri in borghese, su un’ auto civetta, una Y 10, si reca verso le 13.30 in via Monte Bertone.

E’ l’ ora di punta, c’ e’ traffico, ma dall’ interno della casa qualcuno intuisce che quei tre uomini accanto al cancello non sono comuni passanti. E’ un attimo: dalla villetta si affaccia una persona che ha in mano proprio la valigetta rapinata al rappresentante, grida ai complici di fuggire, ed e’ l’ inferno. I carabinieri esitano a far fuoco contro i banditi, che escono armi in pugno, perche’ in quel momento in strada passano dei bambini usciti di scuola. I rapinatori invece scaricano le loro pistole contro i militari dell’ Arma, e il maresciallo Di Resta, di Sessa Aurunca (Caserta), viene colpito da otto proiettili al torace, all’ addome e alle braccia. Il sottufficiale stramazza al suolo, mentre gli altri due carabinieri, Giorgio Corvaglia e Annibale Lizio, entrambi di 39 anni, pur feriti leggermente, rispondono al fuoco. A terra resta la valigetta con i gioielli, provento della rapina. Uno dei banditi probabilmente rimane ferito. In due, forse tre (la ricostruzione dell’ episodio e’ ancora confusa) salgono sull’ auto civetta e fuggono. Nella Y 10 c’ e’ una mitraglietta M12, e i fuggitivi hanno anche la possibilita’ di ascoltare le comunicazioni delle varie pattuglie. Le condizioni del maresciallo Di Resta appaiono subito gravi. In ospedale, in sala operatoria arriva anche la moglie, medico, allieva del primario Antonio Caracino. Ma ogni tentativo di salvarlo si rivela vano.

Di Resta muore lasciando nello sconforto la consorte e due figlioletti in tenera eta’ . Scene di dolore anche tra i commilitoni del sottufficiale. In ospedale arrivano il comandante della Regione Carabinieri d’ Abruzzo Antonio Rimicci, il procuratore della Repubblica Enrico Di Nicola e altri magistrati. Intanto la caccia all’ uomo e’ gia’ cominciata. Subito un primo arresto: in manette finisce Angelo Ciarelli, uno zingaro che e’ anche proprietario della casa dove si erano riuniti i rapinatori. In serata viene a lungo interrogato dal procuratore Di Nicola. Il suo ruolo nella sparatoria non e’ stato ancora chiarito, forse e’ il ricettatore che aveva il compito di piazzare i gioielli. Non si sa ancora se i malviventi in fuga siano anch’essi dei nomadi. Per identificarli sara’ importante la deposizione del rappresentante di preziosi rapinato, Donato Mastrangelo. Una Passat bianca aveva affiancato la sua auto stringendola contro il guard rail. Ne erano scesi, armi in pugno, i rapinatori. Posti di blocco sono stati istituiti lungo strade e ai caselli autostradali mentre elicotteri dei carabinieri e della polizia hanno sorvolato vaste zone attorno a Pescara. Ma fino a tarda sera dei banditi e dell’ auto civetta utilizzata per la fuga nessuna traccia. (corriere.it)

Onorificenze, medaglia d’oro al valor militare.

100px-Valor_militare_gold_medal_BAR.svg“Addetto al nucleo operativo di comando provinciale, rintracciati, unitamente ad altro militare, quattro malviventi armati che poco prima avevano rapinato un rappresentante di preziosi, pur consapevole della situazione di inferiorita, non esitava ad affrontarli per prevenire la fuga. Notato il commilitone sul punto di essere proditoriamente sopraffatto,dando prova di generoso altruismo e sereno sprezzo del pericolo, usciva arditamente allo scoperto intimando ai malviventi di lasciare libero il collega. Investito da violenta azione di fuoco, replicava prontemente con l’arma in dotazione riuscendo a ferire tre malfattori prima di cadere esanime al suolo attinto da numerosi colpi. L’eroico comportamento consentiva di salvare la vita al commilitone e successivamente di pervenire all’identificazione ed alla cattura dei quattro malviventi, di recuperare la refurtiva, nonché di sequestrare numerose armi e munizioni. Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere, spinto fino all’estremo sacrificio”.



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