Marino vara la fase 2, Renzi scettico: l’affondo finale è solo rimandato

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Matteo Renzi continua a promettere la riduzione delle tasse cominciando da quelle su prima casa e imprese. Le promesse rendono, anche se, per ora, sono solo tali. Soprattutto servono al presidente del Consiglio per coprire l’opposta ”narrazione” sviluppatasi a Roma dove i ”feudatari” del Pd romano – solo in parte inabissati – gli hanno consegnato la nuova giunta capitolina. Renzi, non troppo convinto del risultato, ha dato il via libera ad una fase due targata più Matteo Orfini che Ignazio Marino, nella speranza di chiudere in fretta la faccenda e sottrarre Roma alla non benevola attenzione dei quotidiani internazionali.

SCETTICO
L’affondo finale, per sbarazzarsi a Roma di un partito, il Pd, che considera legato a «logiche vecchie e clientelari», è solo rimandato. Almeno questo spera il segretario del Pd che in queste ore mastica amaro e dispensa elogi poco convinti. Lo scetticismo sulla durata del ”Marino due” è fortissimo. «Tre mesi e saremo come prima», sostiene un sottosegretario anche lui non romano come tutti i componenti la giunta Marino. Tre mesi che ieri lo stesso sindaco, tra una slide e l’altra, ha portato a sei, ma che non cambia il senso di precarietà con la quale il nuovo governo della Capitale si è insediato al Campidoglio.

Nessuno dei nuovi assessori è riconducibile a Renzi e i due che c’erano hanno lasciato sbattendo la porta. Lorenza Bonaccorsi o Paolo Gentiloni, plenipotenziari renziani nella Capitale, non hanno dato ad Orfini alcun nome per la nuova giunta. Una distanza netta e che nel partito romano fa rumore al pari dei reiterati complimenti che Renzi continua a fare a Nicola Zingaretti o del silenzio del segretario sul doppio incarico di Causi ed Esposito. Malgrado ciò, sarà complicato per il Rottamatore prendere le distanze tra tre o sei mesi da un’amministrazione comunale guidata da un monocolore Pd.

29 luglio 2015
AP