Appalti pilotati, accusato il presidente della Regione Calabria

COSENZA. Abuso d’ufficio aggravato dall’aver favorito la ‘ndrangheta e le sue imprese. È questa la pesantissima accusa che la procura antimafia di Catanzaro, diretta dal procuratore capo Nicola Gratteri, ha contestato oggi al presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, per questo destinatario di un provvedimento di obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, cittadina del cosentino. Per i magistrati, il governatore avrebbe agevolato le scorribande imprenditoriali di Giorgio Barbieri, nome noto nel mondo dei grandi appalti del cosentino, già in passato finito al centro di una maxi-inchiesta come braccio economico del clan Muto, già in passato arrestato per i suoi legami con i clan e oggi nuovamente finito in manette. Ma nei guai è finito anche l’ex sindaco di Pedace, Marco Oliverio, destinatario di un provvedimento di obbligo di dimora.

Al centro dell’indagine, diversi maxiappalti pubblici fra cui la riqualificazione del comprensorio sport-natura di Lorica, una delle più famose e frequentate località sciistiche del cosentino. L’appalto già in passato era finito al centro di un’indagine che aveva rivelato come i clan Muto, di Cetraro, e Piromalli di Gioia Tauro, avessero creato un vero e proprio cartello di ditte per aggiudicarsi in via diretta o indiretta i maggiori appalti in tutta la Calabria. Nel cosentino, hanno scoperto gli investigatori, il gruppo di riferimento sarebbe stato proprio quello dei Barbieri. Nel corso dell’indagine erano stati individuati anche trasferimenti diretti di denaro da uomini di Franco Muto, il boss di Cetraro che sul controllo del mercato ittico ha costruito il proprio impero.



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