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em1di Carlotta Ricci.

Roma, 3 ottobre 2013 – Deve essere successo che a qualcuno sia sfuggita la mano. Sì, deve proprio essere che un signor qualcuno all’interno di quello “staff”, magari uno un po’ troppo indulgente con il fronte del “dagli all’untore”, abbia infine deciso di regalarci questa perla di diritto. E in uno slancio degno solo del “suicidio perfetto”, sia politico che diplomatico, abbia dato alla luce quel commento. “Non è accertata la colpevolezza, e non è accertata l’innocenza. I processi servono a questo”. Grazie. Non lo sapevamo. Inevitabile la furia della titolare della Farnesina, in nome e per conto della quale questo geniale membro dello “staff” è titolato a scrivere. Dunque, il commento scompare, lo spazio virtuale appena nato e aperto per raccogliere le opinioni dei cittadini sul caso marò chiude. E qualche testa rotola. Vero ministro Bonino che è andata così? Per favore, ci dica che è andata proprio così. Perché se così non fosse, se quella fosse la posizione ufficiale, beh, caro ministro, sarebbe da richiesta di dimissioni. Immediate.

Ricapitoliamo: la vicenda marò va avanti ormai da un anno e mezzo. L’India temporeggia e continua a tirare fuori dal cilindro del mago pretestuose argomentazioni e richieste a dir poco fantascientifiche (tipo quella di interrogare in India gli altri componenti del team del San Marco che quel giorno erano a bordo della Enrica Lexie) per allungare i tempi e non avviare il processo. Nel frattempo, da questa parte del globo, l’Italia non sa che pesci pigliare e si divincola tra proclami di fermezza, uscite geniali ed estemporanee, dietro-front che, di certo, non fanno bene alla nostra credibilità. Né interna, né internazionale. Intanto, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono lì, in India. Mai una sbavatura, mai una parola fuori posto. Nonostante tutto. È in questa situazione da operetta che compare, sulla pagina ufficiale del ministro Bonino quello scellerato commento. Apriti cielo! L’indignazione dilaga. Dal punto di vista dell’onestà intellettuale, nulla da eccepire. Ma sul piano politico, un applauso all’inettitudine. Con quelle due righe, infatti, il ministro ha non solo spazzato via quel poco che in un anno e mezzo è stato fatto dai suoi predecessori (compatti, comunque, sul fronte dell’innocentismo. Perché, caro ministro, al di là dei buonismi esterofili, è così che uno Stato si comporta), ma ha legittimato il modus operandi degli indiani. Insomma, un “prego si accomodi” nei confronti dei ritardi, delle mistificazioni, delle bugie e dei documenti ufficiali corretti e ricorretti a penna. Ribadiamo: nessuno (e dico nessuno) sta invocando la liberazione incondizionata di Girone e Latorre. Certo che deve esserci un processo. Ma qui, in Italia, perché lo dice il diritto internazionale. E lei, ministro, che ora non rappresenta più solo il suo pensiero, ma l’Italia, stia più attenta a quello che dice. Perché, glielo ricordo, il diritto italiano prevede una presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. E se pensava di “ammorbidire” i giudici indiani, beh, lasci stare. Lo abbiamo pur visto fin qui che quante più mani l’Italia tende, tanti più virtuosismi giuridici si inventano pur di non riconoscere ai due il diritto a un processo giusto e rapido.

Oppure, ha un’altra possibilità. Scelga meglio le persone del suo staff. E chiarisca, in merito, qual è la sua posizione. Perché questa ambiguità, i silenzi, le censure ai commenti “scomodi” alimentano una debolezza endemica che non fa bene a nessuno. Men che meno all’Italia.

da  http://carlottaricci.wordpress.com/2013/10/02/maro-il-suicidio-diplomatico-in-due-righe-a-firma-dello-staff-della-bonino/

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