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frassiMassimiliano Frassi è presidente dell’associazione anti-pedofilia Prometeo. A lui abbiamo chiesto il punto della situazione sui rischi della pedofilia su internet, le leggi vigenti e soprattutto qualche utile consiglio per evitare problemi on line e non solo.
Massimiliano Frassi, secondo una recente inchiesta de L’Espresso, la pedofilia sarebbe sbarcata anche su twitter. Quanto possono essere pericolosi i social network, da questo punto di vista?
L’inchiesta de L’Espresso mi sembra la scoperta dell’acqua calda. Da sempre i social network sono, anche, serbatoio per tutta una serie di soggetti “disturbati”, molti dei quali impegnati a “cacciare” i nostri figli. Quindi la risposta è : molto. Se non usati con le dovute tutele, di privacy in primis, possono essere molto pericolosi. Basti pensare che in Inghilterra alcuni noti social network sono la principale causa di stalking per giovani donne.
Gli attuali strumenti legislativi e culturali sono sufficienti a prevenire la pedofilia on line?
Siamo il paese dove la Polizia delle comunicazioni, meglio nota come Polizia Postale, che ha al suo interno alcuni tra gli uomini – e le donne – più preparati al mondo, verrà a breve smantellata. Ecco ti basti questa come risposta per capire quanto impegno e quanta volontà c’è per contrastare il non contrastabile…
Che consiglio si sentirebbe di dare alle famiglie?
Tengo duecento conferenze all’anno in tutta Italia ed a tutte le famiglie presenti dico, in conclusione di serata, sempre e solo una frase: “siete voi il migliore antivirus che garantisce la totale protezione dei vostri figli”. Ma fino a quando già in terza elementare regaliamo loro uno smartphone o li lasciamo soli davanti ad un computer, è chiaro che ci sarà poco da fare in termini di prevenzione.
Parliamo di governo e istituzioni. Cosa potrebbero fare esecutivo e forze dell’ordine, oltre a quello che già fanno, per combattere la pedofilia on line e non solo on line?
Serve oggi più che mai copiare il modello inglese. Tempo fa ad un corso di Prometeo per le forze dell’ordine un ispettore capo di Scotland Yard ci disse che l’Italia è oggi com’era l’Inghilterra 20, 30 anni fa. Sai cosa hanno fatto loro? A fronte di molteplici casi di pedofili rimasti in libertà, di bambini scomparsi o uccisi, di assassini mai puniti, si sono fermati. Hanno studiato cosa andava e cosa no. Quali legge mancavano e quali andavano rafforzate. Hanno fatto una rivoluzione culturale. Lavorando a stretto contatto con realtà come la nostra, che sono per forza di cose più vicine alla gente. Facendo formazione in tutti quei settori dove si opera coi bambini, scuole in primis. Dando alla stampa informazioni sempre più dettagliate sui predatori (vedi foto, nome e cognome, etc.) e hanno cambiato completamente modus operandi. Non han certo debellato la pedofilia, ma da allora hanno protetto e salvato molti più bambini di quanti non ne avessero protetti e salvati prima.
L’associazione Prometeo (http://www.associazioneprometeo.org/ )è ormai da quasi 20 anni un punto di riferimento della lotta alla pedofilia. Sono tante le famiglie che si rivolgono a voi? E com’è cambiato il vostro modus operandi nel corso del tempo?
Tantissime le famiglie ma tanti anche gli adulti che oggi trovano la forza ed il coraggio di raccontarsi. Il nostro modo di operare è radicalmente cambiato nel tempo. All’inizio eravamo i pirati che arrivavano all’arrembaggio, rischiando Dio solo sa quanto. Siamo stati i primi a parlare di neonati vittima di abusi, o di abusi all’interno della chiesa, tema questo che ci portò numerosissimi problemi e ostracismi, anche da parte di quei soggetti che oggi volenti o no se ne devono occupare, i primi a dare voce alle vittime, “insegnando” loro a guardare negli occhi il loro predatore certi che lui li avrebbe abusati, i primi a fare un blog dove pubblicare sentenze e nomi di pedofili. Adesso siamo più un sottomarino. Ci muoviamo con la stessa tenacia, ma con meno clamore. Dovevamo farci sentire e dovevamo far sentire la voce delle vittime e dato che quel obiettivo l’abbiamo raggiunto in pieno, permettendo poi anche ad altri di seguirci e di “sfruttare” il lavoro da noi fotto, oggi possiamo concederci il lusso di cambiare operatività pur mantenendo sempre il nostro fine: la tutela assoluta della vittima di abusi.
Di Riccardo Antonioli
Roma, 15 ottobre 2014

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