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Il test di Medicina sarà abolito, ma non subito. Lo precisa palazzo Chigi, dopo il comunicato stampa emesso lunedì sera dopo la mezzanotte, in cui spuntava l’abolizione della prova di accesso, scatenando una selva di polemiche. «In merito al superamento del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Medicina, la presidenza del Consiglio precisa che si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Conferenza dei Rettori delle università italiane, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso», precisa il Consiglio dei ministri, cercando di frenare la tempesta mediatica che si è scatenata martedì mattina.

Il caso

L’abolizione non è per ora in programma. Del resto si tratta di una misura di cui si era parlato e che sembrava nelle corde del ministro Marco Bussetti, che aveva parlato di revisione e allargamento del numero dei candidati, ma che sembrava non imminente. E invece nel resoconto finale del Consiglio dei ministri che lunedì sera ha varato il decreto fiscale e la manovra economica c’è anche la misura che riguarda migliaia di studenti che ogni anno tentano la strada del test per accedere alle facoltà di Medicina di tutta Italia. «Abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina – Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi», si legge nel testo pubblicato sul sito del governo. Persino il ministro dell’Istruzione è caduto dalle nuvole: «Sarò franco con voi. Non mi risulta», ha detto a Venezia ai giornalisti che gli chiedevano chiarimenti. L’abolizione tout court è cosa ben diversa da quanto si leggeva nel Def: «Si procederà infine- si leggeva nel Documento di programmazione economica e finanziaria- alla revisione del sistema di accesso ai corsi a numero programmato, attraverso l’adozione di un modello che assicuri procedure idonee a orientare gli studenti verso le loro effettive attitudini». Una formula generica che faceva presupporre solo che il governo avrebbe messo mano alla questione provando magari a rinforzare l’orientamento per evitare che gli studenti accorressero in massa, e non che il test sarebbe stato abolito. Potrebbe essersi trattato a questo punto di un «colpo di mano» del vicepremier Matteo Salvini che aveva chiaramente espresso la sua contrarietà al test. Bussetti stesso più tardi, insieme alla ministra della Salute Giulia Grillo, ha precisato che l’intento è quello di «aumentare sia gli accessi sia i contratti delle borse di studio per Medicina. È un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza che il governo intende onorare».

I fronti

Quest’anno sono stati 67 mila i candidati al test: praticamente solo uno su 7 ce l’ha fatta. Una necessità, secondo i rettori, limitare l’accesso per permettere una corretta gestione delle lezioni, oltre che per far sì che tutti abbiano delle chance di lavorare una volta finito il percorso di laurea. Una misura inutile, secondo molte associazioni di studenti- convinte che la selezione avvenga poi naturalmente col tempo- e secondo gli avvocati ricorsisti che negli anni si sono appellati a cavilli di ogni genere per dare a molti studenti esclusi la possibilità di partecipare ai corsi. In che modo verrà abolito il test, e quali saranno i criteri per permettere a tutti di accedere a Medicina, per ora non è chiaro. Perché al ministero dell’Istruzione non sono in grado di fornire chiarimenti e sono rimasti tutti sorpresi alla notizia del comunicato stampa diffuso poco dopo mezzanotte da palazzo Chigi.

I tempi

Ma quando potrebbe essere abolito il test? In realtà è evidente che i tempi non saranno così rapidi e che il processo sarà graduale, e dovrà essere concordato tra il ministero e la Conferenza dei rettori. Da quanto filtra, c’è l’obiettivo di arrivare all’abolizione del test, ma è solo un punto di arrivo finale dopo un percorso che probabilmente sarà lento e segnato da tappe intermedie, come l’ampliamento del numero dei posti, soprattutto per quanto riguarda le borse di specializzazione. Il ministro non ha mai fatto mistero di avere a cuore il tema e di aver sollecitato risorse per il settore, ma una scelta così repentina e secca evidentemente non se l’aspettava neanche lui. Lunedì sera in Consiglio dei ministri Bussetti e la ministra della Salute Giulia Grillo avevano ribadito la richiesta di più fondi per poter incrementare il numero di posti per i candidati a Medicina e alle borse di specializzazione: ma la risposta, riporta il Corriere, è andata oltre le aspettative, e apre le porte ad una serie di questioni organizzative.

I rischi

«L’abolizione del numero chiuso senza un congruo aumento delle borse di specializzazione rischia di essere un boomerang- spiega il presidente Acoi, associazione chirurghi ospedalieri – I giovani laureati non potranno accedere ai concorsi pubblici e dovranno per forza cercare lavoro all’estero: assisteremo a una nuova fuga di cervelli all’estero». Critici anche gli studenti: «Il governo continua a parlare per slogan-dice l’Udu- Si parla di eliminazione del numero chiuso a medicina: bene l’intenzione, sosteniamo da anni che l’attuale sistema di accesso vada superato. Ma non si dice in quale modo, non si fa un minimo accenno alla copertura economica e agli investimenti che si devono fare per attuare una simile manovra da subito. Così facendo si rischia solo di mandare in tilt le Università, che senza ulteriori finanziamenti non potrebbero sostenere da subito tutti gli studenti».

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