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Unica italiana alle elementari: “Ero emarginata dagli stranieri”

La bambina unica italiana in una classe con 18 stranieri a Modena. La denuncia della madre: “Mia figlia discriminata dagli stranieri perché cristiana”

Chiamatela integrazione. O forse no. Non chiamatela affatto. Perché c’è veramente poco di intelligente nel costringere una bambina italiana a ritrovarsi sola in una classe di stranieri.

E non serve neppure aggrapparsi al solito ritornello “gli altri alunni hanno solo un nome straniero, ma sono nati in Italia”. E lo spiega bene storia di una bimba di Modena, costretta ad abbandonare la scuola elementare perché rimasta unica bandiera nostrana in un’aula di vessilli multinazionali.

Riavvolgiamo il nastro. La settimana scorsa Rosaria, madre di una bimba che frequenta (anzi, frequentava) la seconda classe dell’istituto Cittadella a Modena, si è decisa a rendere nota ai giornali la paradossale situazione in cui si ritrovava sua figlia: sola in una classe con 18 stranieri. “Io non ho paura dello straniero – aveva raccontato la donna – ma vorrei che la scuola funzionasse correttamente. Nella situazione che si è venuta a creare è invece impossibile lavorare”. Su di lei, come prevedibile, si sono riversate le polemiche di chi considera la sua protesta lesa maestà contro i principi dello ius soli (“chi nasce in Italia è italiano”).

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