“Il mio utero in affitto? Non posso escluderlo”

Nel dibattito sull’utero in affitto interviene anche la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. In un lungo intervento sull’Huffingtonpost, la Camusso esprime la sua posizione e da donna non esclude l’ipotesi di affittare il suo utero

camusso

 

Nel dibattito sull’utero in affitto interviene anche la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.

In un lungo intervento sull’Huffingtonpost, la Camusso esprime la sua posizione e da donna non esclude l’ipotesi di affittare il suo utero. “La Gestazione per altri ha determinato un irrompere nel dibattito pubblico del tema della “tutela” del corpo della donna come mai successo prima, neppure sul femminicidio. L’ho ascoltato provando a distinguere tra il frastuono del posizionamento politico e l’interrogarsi vero, in particolare di quelle donne che, partendo da sé, parlano di una scelta legata al dono, agli affetti, alla disponibilità di fare per altri. E mi sono domandata: lo farei? Non sono giunta a una risposta definitiva, ma certo non lo escludo. E mentre non lo escludo mi convinco sempre di più che comunque non avrei una “morale giusta” da proporre. Anzi, vivo chi propone la propria “morale”, propugnandola a vincolo per tutti, come una limitazione della libertà”.

Poi aggiunge: “La libertà ha certamente confini la cui individuazione è tema complesso. Ma, dove si dibatte sostanzialmente della libertà di sé e del proprio corpo, trovo che siano due i limiti, quelli fondamentali, che ne danno il senso. Il primo, che la scelta sia davvero libera e quindi, in questo caso specifico, diventa necessario affrontare il tema del mercato, dello sfruttamento, della tratta. Poi che a sua volta non sia limitazione della libertà altrui, ovvero che la scelta non pregiudichi il contesto in cui vivrà, crescerà, sarà educato il nascituro”. Infine afferma: “Quando ci si indigna, si guarda più alle ragioni dell’indignazione che alla riflessione a cui, invece, molte hanno dedicato pensiero e parola: sul valore della maternità, su quale relazione con un figlio che non crescerai totalmente, sullo svolgersi di quella gravidanza, su quale rapporto tra quella maternità ed un’altra. Sono questi i veri interrogativi su cui dibattere e che permetterebbero a tutti di arricchirsi e di affrontare laicamente il dilemma, sapendo che ognuna di noi è diversa e può quindi giungere a conclusioni tra loro molto diverse ma tutte assolutamente rispettabili. Per questo non mi affascina l’ennesimo bianco e nero, la libertà di coscienza (che non può essere solo dei parlamentari) come clava maggioritaria, la legge che determina, condiziona o condanna scelte che sono della persona e della sua volontà. Per questo mi piacerebbe una legislazione rigorosa, durissima sulla forme di tratta, di mercato, di sfruttamento senza eccezioni, sotto il titolo “i corpi sono inviolabili”. Nessun catalogo, album o altro, ma grande rispetto per chi in relazioni scelte e libere lo fa”.

Roma, 16 marzo 2016

fonte IlGiornale

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