Sparò e uccise un ladro. I giudici: “ha mirato il bersaglio”. Per lui il carcere

“La tesi difensiva di uno sparo puramente accidentale, esploso in quanto la persona offesa avrebbe cercato di strappare l’arma dalle mani dell’imputato, è del tutto irragionevole e inverosimile“. E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna a nove anni pronunciata nel settembre 2018 dalla Corte d’Assise di Brescia nei confronti di Mirco Franzoni. L’uomo il 14 dicembre 2013 uccise in un vicolo di Serle, nel Bresciano, con un colpo di fucile un ladro che era entrato ore prime a casa del fratello.

“Personalità allarmante” – Dopo il furto infatti Mirco Franzoni rincorse Eduard Ndoj, un ragazzo albanese di 26 anni. “Voleva farlo arrestare e non ucciderlo” aveva assicurato in aula il difensore. “Ci sono tutti gli elementi per confermare che si è trattato di omicidio volontario senza possibilità di derubricazione in omicidio colposo o in un incidente come sostiene la difesa” aveva invece ribattuto il sostituto procuratore generale.

Il 34enne ha sempre sostenuto che si era trattato di “legittima difesa” e che il colpo era partito accidentalmente. Non alle stesse conclusioni però erano giunti i giudici, che nella sentenza hanno sottolineato come l’uomo abbia “sparato con il fucile all’altezza della spalla nella posizione di chi è intento a mirare un bersaglio“.

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