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 Morte Pino Daniele. L’infarto e l’ambulanza, ecco i dubbi.
6 Gennaio 2015 – Qualunque cosa verrà scritta, sembrerà banale retorica. Ma la morte di Pino Daniele, uno dei più grandi bluesman contemporanei, toglie all’Italia un pezzo di arte. L’autore di “Napule è” ci è stato portato via, a 59 anni, da un infarto.

DUBBI SUI SOCCORSI
Già nel pomeriggio di domenica il cantautore chiama al telefono uno dei cinque fratelli per dirgli di non stare bene, sentendosi consigliare di andare al pronto soccorso. Poco dopo le 21, mentre è nella sua casa nella Maremma Toscana, in provincia di Grosseto, assieme alla compagna Amanda Bonini avverte un dolore al petto, poi una crisi di vomito. Secondo la Asl locale, l’ambulanza, chiamata alle 21.12, arriva nei pressi dell’abitazione, molto isolata, in 10 minuti, ma quando i sanitari telefonano per conoscerne con esattezza l’ubicazione, si sentono rispondere che il paziente ha deciso di partire per Roma con la sua auto, insieme alla compagna e a un collaboratore, per raggiungere Achille Gaspardone, il cardiologo che lo ha in cura da anni al Sant’Eugenio. Alle 21.31, dunque, dall’ambulanza comunicano la fine dell’intervento. La corsa verso la Capitale, però, viene rallentata di mezz’ora dalla foratura di una ruota dell’auto. Il figlio Alessandro, parte da Roma e va incontro all’auto dove il padre è già agonizzante. Quanto all’ambulanza, Gaspardone afferma: «Mi è stato riferito che ha impiegato mezz’ora ad arrivare».

CONDIZIONI DISPERATE
Il cantautore napoletano giunge in ospedale, alle 22.25, «la situazione era talmente grave – spiega Carlo Saitto, direttore generale dell’Asl di Roma – che subito è stato sottoposto a rianimazione cardiorespiratoria. Ma dopo pochi minuti si è constatato il decesso». Ed è lo stesso dirigente a sottolineare di non avere una spiegazione per dire «quale sia stata la ragione di questa situazione critica». Secondo Gaspardone, il cantante è arrivato in ospedale «era già morto».

UNA VITA APPESA A UN FILO
Il cardiologo spiega inoltre che la vita del cantautore «era appesa a un filo» e che «ogni giorno era un giorno di vita guadagnato. Un unico vaso vascolarizzava tutto il cuore, una volta che questo ha ceduto non c’è stato nulla da fare. La sua fine era nell’evoluzione stessa della gravissima malattia alle coronarie» di cui l’artista soffriva da 27 anni. «Negli anni gli erano stati effettuati quattro interventi di angioplastica». La morte, dunque, «non è stata una sorpresa».

IL MALORE DELLA MOGLIE
Fabiola Sciabbarrasi, seconda moglie di Daniele, da cui è separata da oltre un anno, corre al Sant’Eugenio, ha un malore e sviene.

FAMILIARI E FUNERALE
Carmine, fratello del cantante, si dice certo che se fosse stato trasportato all’ospedale di Grosseto, «Pino poteva salvarsi» (per gli esperti, in effetti, in caso di infarto è sempre meglio portare il paziente all’ospedale più vicino). Lo stesso fratello aggiunge che avrebbero preferito celebrare il funerale a Napoli, «perché Pino è un pezzo di quella città».

(Luca Rocca su Iltempo.it)

A.P.

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