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Di seguito Bigazzi spiegò la procedura utilizzata per trattare la carne dell’animale per migliorarne il sapore, riferendo in sovrappiù di averla consumata in diverse occasioni. A seguito delle polemiche suscitate dal caso tra gli animalisti, lo stesso Bigazzi ha avuto modo di spiegare il reale senso delle sue frasi dichiarando al Corsera

“Negli anni ’30 e ’40 come tutti gli abitanti del Valdarno a febbraio si mangiava il gatto al posto del coniglio, così come c’era chi mangiava il pollo e chi non avendo niente andava a caccia di funghi e tartufi non ancora cibi di lusso. Del resto liguri e vicentini facevano altrettanto e i proverbi ce lo ricordano. Questo non vuol dire mangiare oggi la carne di gatto, ho solo rievocato usanze”.

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