morto in Africa il professor Paolo Marandola, medico che curò anche Nelson Mandela

È morto in Zambia dove aveva vissuto e dove era tornato pochi giorni fa dopo aver lavorato in numerose missioni nel continente africano tra Uganda e Zimbabwe: potrebbe essere stato proprio il Coronavirus a portarlo via ai suoi cari in pochi giorni e così Paolo Marandola, medico e ricercatore ma soprattutto una personalità che ha affascinato chiunque lo abbia incontrato nella sa lunga carriera, a 82 anni ha salutato forse prima di quanto pensava il suo amatissimo universo. Si trovava a Lusaka dove era arrivato lo scorso 11 luglio per studiare il Coronavirus nello Zambia: Marandola era consulente del ministero della Sanità e stava portando avanti un progetto in collaborazione con l’ospedale Sacco di Milano. Aveva diversi progetti in corso quando è stato improvvisamente colto da un malore che lo ha costretto a un ricovero immediato in una struttura ospedaliera americana per problemi respiratori: e così tre giorni fa si è spento nello stesso ospedale.

Era tornato in Zambia lo scorso 11 luglio per alcuni studi sul Covid
Originario di Rocca d’Evandro, Marandola viveva da anni tra Pavia e Milano dove aveva studiato e portato avanti diversi progetti di ricerca ma era al mondo e all’Africa che aveva affidato le sue esperienze più importanti, anche quella che lo ha visto per un periodo curare Nelson Mandela. Laureatosi in Medicina e Chirurgia nel 1962 all’Università di Pavia, dove diventerà professore di Urologia, ha continuato a studiare e fare ricerca tra Londra, Montreal e Boston. Rientrato in Italia, creò, nel 1969, al Policlinico San Matteo di Pavia, il primo laboratorio sperimentale di trapianto di organi, dal quale nacquero alcuni dei migliori trapiantatori di organi, ancora oggi in attività in Italia. La sua carriere di Professore di Urologia lo ha portato nelle Università di Kampala, in Uganda, Mogadiscio, in Somalia, Lusaka, in Zambia e a Pretoria, in Sud Africa.

L’incontro con Nelson Mandela negli anni ’70
Lo piangono i figli, che vivono a Pavia, ma soprattutto i tanti amici e colleghi che hanno fatto parte del suo viaggio di vita e lavorativo che affrontava con passione, generosità e con profonda allegria. Tra i racconti che lo riguardano anche una fuga dall’Uganda in Zimbabwe che all’epoca accoglieva i capi dell’Africa National Congress, il partito di cui Mandela era leader, esiliati dal Sudafrica: è qui che decise di restare dopo aver viste le condizioni dei detenuti delle carceri scegliendo di dare loro supporto e cure. E così conobbe Nelson Mandela del quale divenne anche medico curante per un certo periodo. Poi il viaggio verso Lusaka, città dove era tornato proprio poche settimane per portare avanti lo studio sul Covid. Tra i tanti contributi scientifici lasciati nella sua lunga carriera anche la nascita della Fondazione Scarpa-Gaia, dedicata, prima agli studi dell’invecchiamento maschile e, poi, alla medicina antinvecchiamento e poi la fondazione di una Onlus-Ong che ha messo a punto un modello strategico per la lotta all’aids e opera in Zambia e Uganda.

 

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