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Il Cremlino starebbe pensando a una nuova tattica per non perdere peso nel conflitto in Medio Oriente. L’obiettivo è favorire il dialogo tra Damasco e le opposizioni moderate. Ma per farlo deve costringere Assad a fare un passo indietro.

Mosca cambia strategia in Siria. Un alleato in meno per Assad?

17 Gennaio 2015 – Nella guerra contro i ribelli siriani e le milizie jihadiste, il presidente Bashar Assad rischia di perdere uno dei suoi alleati più preziosi. Secondo fonti attendibili a dicembre il viceministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov, sarebbe infatti volato in Medio Oriente dove avrebbe comunicato ai leader della regione le nuove linee guida della politica del Cremlino in Siria. Il piano architettato dalla Russia è focalizzato sul raggiungimento di un obiettivo fondamentale: favorire la strada del dialogo tra il regime di Damasco e le opposizioni moderate in modo da stemperare, almeno sul fronte siriano, le tensioni con Washington e con l’Occidente e salvare la Siria dall’avanzata jihadista. Un cambio di strategia netto rispetto al passato, per la cui riuscita potrebbe essere inevitabile un passo indietro da parte di Assad.

Bogdanov parla fluentemente l’arabo e per questo motivo il presidente Vladimir Putin lo ha scelto per avere dei colloqui diretti con i vertici di Damasco, Istanbul e Beirut. Ed è proprio a Beirut che Mosca ha iniziato a giocare la partita più importante. Qui il viceministro russo ha incontrato il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, al quale ha comunicato l’intenzione della Russia di spingere gradualmente il governo siriano verso il dialogo con alcuni membri dell’opposizione in vista di un nuovo round di colloqui in programma a Ginevra.

Nel corso dell’incontro, al quale erano presenti anche l’ambasciatore russo in Libano, Alexander Zasypkin, e il capo delle relazioni estere di Hezbollah, Ammar Al-Moussaoui, Bogdanov ha chiesto a Nasrallah di intercedere con il regime di Damasco affinché si confronti con gli esponenti più moderati del dissenso siriano, in particolare con gli alcuni degli uomini chiave degli ex vertici della Coalizione Nazionale Siriana, l’organismo riconosciuto dalla comunità internazionale. Tra questi vi sarebbero Maaz Al-Khatib e Hadi Al-Bahra, ma anche Salih Muslim Muhammad, il leader del partito curdo siriano PYD (Partito dell’Unità Democratica), il cui braccio armato si sta contrapponendo allo Stato Islamico al confine con la Turchia.


Il Cremlino cerca di fare leva sui buoni rapporti con Hezbollah per avere un controllo più diretto del conflitto in Siria…..

Facendo leva sulla mediazione di Hezbollah, Mosca punterebbe dunque alla formazione di un comitato di transizione composto da membri del governo ed esponenti dell’opposizione. Il fine è preservare l’unità territoriale della Siria dall’avanzata di ISIS e dei qaedisti di Jabhat Al Nusra, e per raggiungerlo la Russia sarebbe anche pronta a ritirare il proprio sostegno incondizionato al presidente Assad.

Pare che al termine dell’incontro il leader di Hezbollah abbia sconsigliato al Cremlino di perseguire questa iniziativa. L’ipotesi resta comunque in gioco. Al momento Bogdanov ha ottenuto da Nasrallah la promessa di una cooperazione militare, con lo scambio di informazioni di intelligence e la fornitura da parte della Russia di missili e altre armi.

Con gli Stati Uniti pronti a inviare 400 addestratori in Siria per la formazione delle truppe ribelli moderate (altri 3.000 sono già stati inviati in Iraq), la Russia punta dunque su Hezbollah per non perdere peso strategico nella grande guerra in Medio Oriente. L’obiettivo primario è garantirsi la paternità del salvataggio della Siria. Poi sarà l’ora di fare i conti con Assad e con lo Stato Islamico.

www.lookoutnews.it

A.P.

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