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Ha soli 20 anni, è una laureanda in matematica e parla 4 lingue la candidata al consiglio comunale in provincia di Avellino Nasri Assiya, corre per i 5 Stelle. A far storcere il naso a molti cittadini sul web è però la sua presentazione in publico con il hjiab, velo tradizionale in uso tra i credenti musulmani. Correrà dunque alle prossime elezioni del 26 maggio a Montoro, in provincia di Avellino. Nei confronti della ragazza tutta una serie di messaggi ed improperi: da facebook all’instagram sono numerosi le voci che la invitano a desistere dall’intento

Così recita la sua campagna “Nonostante la giovane età, vuole abbracciare la politica attiva. Spigliata, disinvolta ed energica, Assiya vuole partecipare al cambiamento e prendere per mano il suo futuro e quello dei tanti giovani di Montoro, impegnandosi in prima persona affinché Montoro possa correre verso un futuro di sviluppo sociale, economico, culturale e lavorativo”.

Segnala il sito nextquotidiano il commento di un giovane musulmano
“Da musulmano – scrive – ci sono rimasto di stucco a vederla candidata per i 5 stelle. Il partito che ha votato il decreto sicurezza e ha escluso gli stranieri dal reddito di cittadinanza, anche se noi stranieri non ne abbiamo bisogno, siamo dei seri lavoratori”. Anche il sito de ilgiornale.it ha evidenziato le reazioni dei social invasi da commenti che definire “poco amichevoli” risulta eufemistico. “Una nuova italiana con il burqa. Non ti voterei mai” riporta tgcom24, mentre un altro utente pubblica una foto con la scritta “Islam, no grazie”. O ancora, c’è chi afferma: “Va benissimo, basta che tolga il velo dalla testa, che non è certo un simbolo di sviluppo culturale e sociale”.

Scrive un altro utente, ribattendo invece alle polemiche: “Ovviamente nessun cenno alle sue proposte politiche o alle sue posizioni sui problemi del comune nel quale si candida. Purtroppo non è l’unico caso: moltissimi candidati italiani (italiani come la ragazza…) dicono anche meno, non parlano tre lingue e l’italiano che parlano è meno che pietoso, però non portano l’hijab (che a me non piace in quanto ostentato simbolo religioso). Detto ciò sarebbe auspicabile giudicare le persone per quello che propongono e non per il loro credo religioso: se non ci piacciono o non ci convincono le loro idee NON li votiamo: punto. Pensate a quanti sono arrivati in parlamento e non sono stati in grado neanche di leggere un intervento scritto”

Non è il primo caso quella della giovane Nasri, preceduta dalla più nota consigliera comunale di Milano (fila PD) Sumaya Abdel Qader, nata a Perugia da genitori giordani e lei stessa di fede islamica e che recentemente (febbraio) ha denunciato attraverso i propri canali social di essere stata vittima di un’aggressione verbale poco prima di prendere parte ad una seduta in consiglio comunale “Stavo prendendo l’ascensore e mi sentivo osservata. C’era una presenza, dietro di me, che sentivo avvicinarsi e allontanarsi” ha raccontato al quotidiano La Stampo “Fino a che mi è venuta davanti e mi ha fatto 200 domande in pochissimo tempo. Mi ha chiesto “tu cosa fai per le donne? Cosa fai per le donne che sono in carcere perché non vogliono portare il velo?” e subito dopo ha iniziato a gridare “maiale, maiali! Andate via”

All’epoca dell’elezione alla consigliera era stata associata una vicinanza ai fratelli musulmani per cui era nato successivamente un confronto in tribunale in seguito ad una querela nella querela “Sumaya aveva respinto tale collegamento giudicandolo anche offensivo della sua immagine pubblica”.

La successiva archiviazione richiesto dal pm Leonardo Lesti e disposta dal gip Guido Salvini era poi stata spiegata dal sito Il Giorno: “Nessuna diffamazione ai danni di Sumaya Abdel Qader. La consigliera comunale del Pd fece parte in passato della Fioe (Federation of Islamic organisations in Europe) e, stando alla testimonianza della professoressa Valentina Colombo, docente di Geopolitica ed esperta islamista, «esiste un’ampia letteratura a livello accademico che conferma il legame della Fioe con la Fratellanza Musulmana”.

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