L’importanza della memoria: Regione Liguria intitola l’aula ai caduti di Nassiriya (mentre altri intitolano aule del Senato ai facinorosi)

Si è svolta oggi, a Genova, presso la Regione Liguria una importante e significativa cerimonia di intitolazione della Sala Auditorium ai caduti di Nassiriya.

Insomma, mentre altri, da lontana memoria, intitolano un’aula in senato a ben diversi personaggi, la Regione Liguria pensa ai caduti dello Stato Italiano.

La sala intitolata ai nostri caduti, si trova al quinto piano della sede istituzionale di piazza De Ferrari, il centro della città.

Alla cerimonia sono intervenuti il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Genova Marco Bucci, il Prefetto Fiamma Spena, l’arcivescovo di Genova S.E. cardinale Angelo Bagnasco, il comandante del Comando Militare dell’Esercito della Liguria Gianfranco Francescon, il Comandante del Comando Legione Carabinieri Liguria Pietro Oresta e Lucrezia Cavallaro, figlia del sottotenente Giovanni Cavallaro in rappresentanza dei familiari delle vittime.

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“Grazie a cerimonie come queste si mantiene vivo il ricordo di mio papà e di tutti i caduti a Nassiriya – ha detto Lucrezia Cavallaro -. Hanno servito il nostro Paese fino all’ultimo giorno consapevoli dei rischi, l’hanno fatto senza esitazione rimanendo fedeli al giuramento alla Repubblica”.

L’ auditorium “è un luogo simbolico perché qui si svolge una parte importante della vita istituzionale della Liguria – ha detto Toti – Lo dedichiamo a chi è morto per difendere la Repubblica”.

L’episodio, la memoria

Nassiriya, Iraq. Sono le 10:40 locali (le 8:40 italiane) del 12 novembre 2003. Un’autocisterna forza l’entrata della base Maestrale, presidiata dai carabinieri. E’ lanciata a tutta velocità, trasporta due attentatori e quasi 300 chili di esplosivo.

Il carabiniere Andrea Filippa, di guardia all’entrata, abbatte uno dei due terroristi, ma il mezzo prosegue la sua folle corsa. Poi l’esplosione che, con un effetto domino, fa saltare in aria il deposito munizioni. Il bilancio è terribile: 28 militari morti, di cui 19 italiani.

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Il comando dell’Italian Joint Task Force si trova a sette chilometri da Nassiriya, in una base denominata “White Horse” poco lontana da quella statunitense di Tallil. Il Reggimento Msi/Iraq, composto da carabinieri e polizia militare romena, occupa due postazioni: la base “Maestrale” e la base “Libeccio”, entrambe poste al centro dell’abitato di Nassiriya.

Presso la prima, nota anche con il termine “Animal House” e che durante il regime di Saddam Hussein era sede della Camera di Commercio, era acquartierata l’Unità di Manovra. Ed è proprio qui che avviene la tragedia, passata alla storia come il più grave attacco subito dalle forze armate italiane dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Giovanni Cavallaro

L’operazione “antica Babilonia” era stata inaugurata qualche mese prima, il 15 luglio. In Iraq erano giunti tremila militari, tra cui 400 membri dell’Arma dei carabinieri.

 

I loro compiti erano molteplici: il mantenimento dell’ordine e della sicurezza, l’addestramento della polizia locale, la gestione dell’aeroporto e l’aiuto alla popolazione (cibo, acqua, farmaci). Erano lì per “aiutare quel Paese a recuperare un po’ di normalità”, come ricorda il maresciallo Antonio Lombardo.



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