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La storia di Niccolò Savarino la conosciamo tutti, molto colpì e fece discutere l’opinione pubblica per l’efferatezza della vicenda e soprattutto per i risvolti processuali

Niccolò rimase ucciso in servizio sulla sua bicicletta oramai sette anni fa. Era il Gennaio del 2012 quando venne trascinato per diversi metri, quasi 200, da un Suv che aveva tentato di fermare per un controllo. Il suo corpo venne straziato. Alla guida si trovava Remi Nikolic, un nomade minorenne.

Il giovane Nikolic tentò la fuga e venne intercettato in Ungheria. A Nikolic, in giudizio furono riconosciute attenuanti circa il contesto di vita familiare nel quale era cresciuto “caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento e dalla totale assenza di scolarizzazione”.

Un anno dopo l’episodio venne condannato inizialmente 15 anni di reclusione (contro i 26 chiesti dal PM). Nel 2015 la pena fu ridotta a meno di 10 anni.

Nel 2017 l’episodio tornò alla ribalta poichè Remi Nikolic ottenne l’affidamento in prova ai Servizi Sociali, richiesta dal suo avvocato e accolta dal Tribunale per i minorenni di Milano con questa motivazione

“La misura dell’affidamento in prova al Servizio sociale per Remi Nikolic, può rivelarsi utile per favorire il processo di integrazione sociale del condannato e nel contempo impedire la commissione di ulteriori reati”

Di qualche ora fa, ben sette anni dopo, è invece la notizia dell’arresto con l’accusa di concorso in omicidio volontario Milos Stizanin, l’altro nomade che si trovava in auto con Nikolic e che incitò l’amico a investire Niccolò Savarino. La misura cautelare gli è stata notificata in carcere: Stizanin è già detenuto in Serbia ed è in attesa dell’estradizione.

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