Omicidio dell’agente Niccolò Savarino: affidamento in prova dopo 5 anni di carcere per il suo assassino. I giudici: “Vuole cambiare”

In primo grado, in particolare, i giudici avevano riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche come prevalenti rispetto alle aggravanti, mentre il pm aveva chiesto per Nikolic 26 anni di reclusione. Attenuanti che erano state concesse dai giudici anche sulla base del “contesto di vita famigliare” nel quale il ragazzo “è cresciuto, caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento” e dalla “totale assenza di scolarizzazione”. In secondo grado, poi, al giovane è stato comminato, in sostanza, il minimo della pena prevista in un dibattimento per un caso del genere di omicidio volontario commesso da un minore.

Al complice due anni e sei mesi

Il 12 gennaio 2012, l’agente Savarino, 42 anni, mentre stava effettuando un normale servizio di controllo in un parcheggio in via Varé, zona Bovisa, venne travolto dal suv guidato dal nomade e il suo corpo venne trascinato per 200 metri. Tre giorni dopo, gli investigatori della Squadra mobile arrestarono il giovane (figurava come Goico Jovanovic, 24 anni) che era riuscito a fuggire fino in Ungheria. Venne estradato e rimase poco più di due mesi nel carcere di San Vittore, fino

a che, a seguito di una perizia e grazie ad un certificato di nascita rintracciato a Parigi dalla difesa, si scoprì che il nomade si chiamava Remi Nikolic ed era minorenne al momento del fatto.

Un altro nomade serbo Milos Stizanin è stato condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 6 mesi per favoreggiamento perché avrebbe aiutato Nikolic a fuggire, ma poi la Cassazione ha ordinato un appello ‘bis’ per valutare l’accusa di concorso in omicidio.

repubblica

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