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SOS1308454Milano, 24 ottottobre 2013 – Non aveva versato 180 mila euro di Iva a causa della crisi della sua azienda informatica e di quella finanziaria del paese, avvertendo doverosamente l’Agenzia delle entrate dell’importo dovuto, come spiegano i suoi legali in un comunicato.
Alla fine del processo con rito abbreviato, seguito all’opposizione a un decreto penale di condanna, l’imprenditore informatico a capo di un’azienda poi fallita è stato assolto dal giudice dell’udienza preliminare “perché il fatto non costituisce reato”.
Il gup milanese Carlo De Marchi ha accolto la tesi sostenuta dagli avvocati Giulio Martino e Marco Petrone secondo i quali non c’era l’intento di evadere da parte del loro assistito, “altrimenti non avrebbe nemmeno fatto la dichiarazione dei redditi”.
Dopo avere accertato la violazione, la Procura aveva avviato un procedimento penale per il reato di ‘omesso versamento dell’Iva’, punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
L’imprenditore era stato così condannato alla pena, poi convertita in una multa di circa 40mila euro, di sei mesi di reclusione.
Giulio Martino e Marco Petrone si erano opposti al decreto chiedendo che si procedesse col rito abbreviato e, si legge nel loro comunicato, hanno dimostrato “documentalmente che l’imprenditore non aveva versato all’erario l’imposta a causa della difficile situazione economica dell’impresa e, più in generale, della crisi finanziaria del Paese”.
Il giudice ha assolto l’imprenditore perché mancava l’elemento soggettivo del reato, cioè la volontà di omettere il versamento, e quindi la sua condotta non aveva rilevanza penale.

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