Tumori, allo studio test urine per diagnosi precoce

Un semplice esame delle urine per individuare la crescita di un tumore al colon e alla prostata

La maggior parte delle forme di carcinoma possono essere curate e definitivamente guarite grazie a una diagnosi precoce. Il problema, però, è che, il più delle volte, il cancro è asintomatico e il malato se ne accorge solo quando è in uno stadio avanzato.

Il tumore della prostata è una delle malattie oncologiche più diffuse nella popolazione maschile. Negli ultimi anni la mortalità è diminuita grazie allo sviluppo di nuove tecniche chirurgiche e trattamenti farmacologici, ma una delle principali incertezze legate a questa malattia è rappresentata dall’incertezza nella diagnosi. I due esami cardine che vengono effettuati per individuare la malattia sono l’esplorazione rettale e il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (Psa).

Il primo è una procedura abbastanza semplice che permette di identificare, al tatto, eventuali alterazioni della prostata. Dopo i 50 anni, inoltre, è opportuno effettuare anche il dosaggio del Psa, un enzima secreto dalla ghiandola prostatica e prodotto in grandi quantità dalle cellule tumorali.

La combinazione di questi due esami permette di individuare i pazienti a rischio che dovranno fare una biopsia prostatica, ma non sono in grado di identificare con certezza la presenza del cancro, soprattutto in fase precoce. Come risultato, molti individui sani vengono pertanto sottoposti inutilmente a biopsia, aumentando i costi per il sistema sanitario e il disagio per i pazienti stessi. Da qui la necessità di avere esami più affidabili per la diagnosi, ricorrendo a nuovi marcatori che consentano di limitare il numero di biopsie.

Sergio Occhipinti (azienda ospedaliero-universitaria Città della Salute di Torino) punta a sviluppare un test delle urine in grado di rilevare la presenza del tumore alla prostata per una diagnosi sempre più precisa grazie al sostegno di Fondazione Umberto Veronesi con una borsa di ricerca del progetto SAM – Salute Al Maschile.

La sperimentazione del test per il cancro al colon

Un nuovo test delle urine, spiega invece Adnkronos, sviluppato dagli ingegneri dell’Imperial College di Londra (Gb) e del Mit americano ha prodotto un cambiamento di colore nel liquido biologico per segnalare la presenza di tumori in crescita nei topi di laboratorio. Obiettivo, mettere a punto strumenti per una diagnosi il più precoce possibile, che siano anche economici e semplici da usare. Il team di ricercatori ha sviluppato dunque uno strumento che cambia il colore delle urine del topo quando è presente il cancro del colon.

Sfruttando una reazione chimica che produce il cambiamento di colore, questo test sperimentale – in futuro – potrà essere somministrato senza la necessità di utilizzare strumenti di laboratorio costosi e complessi.

I risultati sono stati pubblicati su ‘Nature Nanotechnology’. La tecnologia sperimentale, sviluppata dai team guidati da Molly Stevens dell’Imperial College e Sangeeta Bhatia del Mit, funziona iniettando dei nanosensori nei topi, i quali reagiscono agli enzimi rilasciati dai tumori.

Ricevi gratuitamente e direttamente sulla tua casella di posta elettronica aggiornamenti sul mondo delle Forze dell’Ordine, Video, Consigli e info su Concorsi nelle Forze Armate

Potrebbero interessarti anche