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obama_E alla fine il premio nobel per la pace sulla fiducia Barack Obama si trovò solo. Solo con il suo dilettantismo, le sue indecisioni, le sue paure. E la sua incapacità di valutare le conseguenze delle proprie decisioni e di avere una visione d’insieme sugli scenari mediorientali e mondiali. Obama è un uomo solo perché non ha saputo convincere nessuno. Schiavo delle sue frettolose promesse, ridicolizzato da Vladimir Putin e dall’opinione pubblica mondiale.  La solitudine di Obama non rischia però di inguaiare solo il diretto interessato, ponendo fine in maniera ingloriosa alla sua carriera politica. No, purtroppo le conseguenze rischiano di essere di più ampio raggio. Imprevedibili. Certo, non è in grado di intuirle Obama, me in pochi si azzardano anche solo a pensarle.
L’imminente attacco in Siria si presenta come una scommessa, una rischiosa arma a doppio taglio. Rischia di mettere a repentaglio gli equilibri dell’intera regione mediorientale, di scatenare problematiche ritorsioni contro Israele, ma anche e soprattutto di complicare in modo irreversibili i rapporti tra Russia e Usa. Anzi, peggio. Tra Usa da una parte, Russia e Cina dall’altra. Uno scenario da guerra fredda, giusto perché non amiamo la retorica roboante di chi preferisce paventare apocalittiche prospettive di terza guerra mondiale.
Ma perché questo? A dire il vero non si sa. Non si riesce a scorgere il motivo per cui gli Usa debbano sentirsi in dovere di intervenire in Siria.
Manca il movente umanitario, che sarebbe l’uso delle armi chimiche da parte del regime. Le prove scarseggiano, o forse non ci sono. Il delirante segretario di Stato John Kerry, uomo cui non dovrebbe essere permesso di influenzare i delicati equilibri mondiali con le sue dichiarazioni, sostiene che ci siano prove chiare e inconfutabili che le armi chimiche che hanno provacato “circa 1500 morti, tra cui 400 bambini, lo scorso 21 agosto” siano state usate dall’esercito di Assad. Questo senza neppure prendersi il disturbo di aspettare la relazione degli ispettori dell’Onu inviati in Siria. Se gli Usa avevano le prove, bastava che le esibissero evitando che l’Onu si disturbasse a spedire ispettori in territorio di guerra civile. No, queste prove non ci sono. Lo sostiene anche Vladimir Putin. Le armi chimiche sono verosimilmente state usate, ma forse non da Assad. E’ più probabile che ne abbiano fatto uso i ribelli. In ogni caso, non esistono sufficienti certezze per dare il via ad un intervento così delicato in una zona a rischio. Manca anche il movente dell’interesse nazionale. Gli Usa non hanno alcun vantaggio pratico nell’intervenire in Siria, soprattutto prendendo posizione contro il governo di Assad. Tra i ribelli ci sono infiltrazioni di fondamentalisti islamici. Tanto ad Usa quanto a Israele converrebbe che l’attuale presidente siriano restasse in carica, piuttosto che agevolare una “primavera araba” siriana che avrebbe gli stessi disastrosi risultati che abbiamo potuto ammirare in Egitto.  Lo sa l’Europa, tanto che la Germania, con la Merkel impegnata in una drammatica campagna elettorale e quindi con ben altro per la testa, e un’incredibilmente non succube Italia si sono subito chiamate fuori. Lo sa il parlamento inglese, che ha messo in minoranza l’interventista Cameron, legandogli le mani. Obama, sbugiardato da Putin, abile a rivelare il retroscena delle denunce di Assad sull’uso di armi chimiche da parte dei ribelli sempre ignorate da Usa e Onu, è rimasto con il solo Hollande. Senza l’appoggio di Ue, Onu, Nato. Frenato dalle perplessità di Israele, che in caso di peggioramento della situazione in Siria ha solo da perderci, e dalla contrarietà di Russia e Cina.
Oltre a non essere razionale e ragionevole, Obama non è neppure coraggioso. Per fortuna. E non se la sente di iniziare questa guerra da solo. Potrebbe farlo, come capo delle forze armate americane. Potrebbe decidere a prescindere dal Congresso. Ma non se la sente. Ha bisogno del Congresso, dell’aiuto dei Repubblicani. Che, pare, gli verranno incontro.
Il dilettante Obama potrebbe essere salvato dai suoi avversari politici, così come Bush era stato aiutato dai Democratici in occasione dell’intervento in Iraq.
Sarebbe un grande suicidio da parte dei Repubblicani, la cui base è sempre più isolazionista e nettamente contraria all’intervento in Siria. Non sussisterebbe neppure la scusa del senso di responsabilità: questo non è un momento drammatico per gli Usa, ma per il solo Obama.
Un voto contrario del Congresso metterebbe l’ex premio Nobel con le spalle al muro. Ma purtroppo non accadrà, e a perderci saremo tutti.

 

di Riccardo Antonioli

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