FVG, scatta l’obbligo di pagare il ticket per esami e visite in day hospital

Al momento la giunta si concentra però sui pacchetti di natura diagnostica (nella lista compaiono anche i percorsi per la valutazione dello scompenso cardiaco cronico, del rischio ischemico e dell’aritmia), che sono quelli considerati inappropriati nella versione day hospital, perché non richiedono più il ricovero, che costringe attualmente gli ospedali a tenere un posto letto libero per ogni evenienza. Simile standard stride con la riforma della giunta Serracchiani, che punta a ridurre i posti letto ospedalieri e a rafforzare il ruolo della sanità territoriale. Il ricovero in day hospital pare peraltro ingiustificato anche perché il paziente può essere chiamato a tornare in ospedale più volte, posto che non sempre tutte le prestazioni connesse alla Pacc vengono svolte in un’unica giornata.

Già da tempo nel resto d’Italia è previsto in questi casi il pagamento del ticket, talvolta applicato singolarmente all’intero pacchetto, in altre moltiplicato per il numero di prestazioni, con la conseguenza di imporre alti costi per il paziente, pari anche a 200 euro. Una somma che copre peraltro solo parzialmente l’onere delle casse pubbliche, posto che i Pacc appena introdotti in Fvg costano alle casse pubbliche dai 200 ai 1.200 euro.

Secondo l’assessore alla Salute, Maria Sandra Telesca, «quello del ticket è comunque un falso problema: è vero che il day hospital è gratuito per il paziente, ma è molto più oneroso per il sistema sanitario, che è sempre pagato con le tasse dei cittadini. La misura è quindi un alleggerimento della spesa sanitaria e ci dà la possibilità di investire per altro. In altre zone del Paese il ticket si paga su tutte le singole prestazioni, con costi più alti per il cittadino: il Friuli Venezia Giulia si è adeguato, ma lo ha fatto applicando un solo ticket per tutto il Pacc. Mi pare poi una buona notizia che sempre più prestazioni si possano fare senza ricovero: un tempo per un’appendicite si stava in ospedale una settimana».

fonte: IL PICOLO