Offre indeterminato a 1500 euro al mese ma non trova nessuno: “non chiedo particolare esperienza, rifiutano con scuse assurde”

Il provvedimento introduce poi la definizione di «lavoratore notturno: 1) qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale».

Dunque il comma 1 dell’art. 1 chiarisce che si è in presenza di lavoro notturno quando il lavoratore opera per almeno tre ore del suo consueto orario giornaliero durante il periodo notturno, ovvero tra la mezzanotte e le 5 del mattino.

Al secondo comma del citato art. 1 si introduce una seconda fattispecie: è impegnato in un lavoro notturno «2) qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro. In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all’anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale;» .

In sostanza la norma richiama anche la contrattazione collettiva. In molti contratti collettivi nazionali di lavoro, i cosiddetti CCNL, alcuni articoli definiscono il lavoro notturno e ne determinano condizioni e retribuzione.

[widget id=”td_ad_box_widget-12″]

Quali sono i lavori notturni più comuni

Si tratta in particolare di numerosi contratti collettivi che riguardano attività ove è spesso presente il lavoro notturno, quali quelli dei pubblici esercizi, del settore dell’autotrasporto, della panificazione, degli alberghi, delle attività industriali che si svolgono su turni, senza interruzione nelle 24 ore.

Ricevi gratuitamente e direttamente sulla tua casella di posta elettronica aggiornamenti sul mondo delle Forze dell’Ordine, Video, Consigli e info su Concorsi nelle Forze Armate

Potrebbero interessarti anche