Omicidio Vannini, Federico Ciontoli: per anni ho avuto paura

“Per tre interminabili anni sono uscito ogni giorno da casa per andare a lavorare e ho camminato perseguitato dall’immagine di qualcuno che potesse venire e spararmi alla testa spinto da quello che si diceva su di me in televisione”, ha detto Federico Ciontoli.

Al via oggi il processo di Appello bis per il caso Marco Vannini. Parla Federico Ciontoli

Il 7 febbraio, la I sezione della Cassazione aveva annullato la sentenza d’appello per la famiglia Ciontoli e disposto un nuovo processo. Gli ermellini avevano accolto la richiesta delle parti civili e del sostituto procuratore generale, affinché venisse rispettato l’iniziale impianto accusatorio in relazione alla morte di Marco.

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Sono qui non per paura di essere condannato, ma perché la verità è quello che ho sempre raccontato. Per anni sono sceso per strada con la certezza che qualche giornalista mi sbarrasse la strada, mi pedinasse o bloccasse la portiera dell’auto per non farmi partire e forzatamente cercasse di estorcere un’intervista, come ormai avveniva abitualmente”. Così ha detto Federico Ciontoli nel corso di una dichiarazione spontanea nel processo d’appello, a Roma, per la morte di Marco Vannini.

“Ma questo non era niente rispetto al fatto che per tre interminabili anni sono uscito ogni giorno da casa per andare a lavorare e ho camminato perseguitato dall’immagine di qualcuno che potesse venire e spararmi alla testa spinto da quello che si diceva su di me in televisione – ha continuato Federico Ciontoli – Non che questo non possa avvenire oggi, o che io non lo pensi più oggi, ma oggi ho paura ho più paura perché ho raggiunto una certezza che rimarrebbe anche se io non esistessi più. Anche se quello che veniamo a sapere, che vediamo, che sentiamo spesso non è la verità, ma una costruzione difronte alla verità ogni costruzione crolla”.